La COP 22, ventiduesima Conferenza Onu sul clima a Marrakech – partita in sordina il 5 novembre – accoglie con una certa inquietudine la vittoria di Donald Trump. Se arrivano le congratulazioni ufficiali della responsabile per il clima delle Nazioni Unite, la messicana Patricia Espinosa, che assicura di non vedere l’ora di lavorare con il neoeletto presidente degli Stati Uniti, sono in molti a rilasciare dichiarazioni preoccupate per le politiche ambientali future del secondo Paese più inquinante del mondo.

Le parole di Trump in campagna elettorale

Ad allarmare diversi rappresentanti presenti in Marocco sono state le dichiarazioni più volte rilasciate da Trump in campagna elettorale. Il prossimo presidente degli Usa si è detto dubbioso sulla stessa esistenza del riscaldamento globale, negando anche che vi sia una reale emergenza per la sopravvivenza del pianeta. Inoltre ha promesso di abolire numerosi provvedimenti presi da Obama a favore dell’Ambiente e della riduzione di emissioni, e di venire meno a quanto stabilito dall'accordo di Parigi sul clima.

Infine Trump vuole modificare le politiche energetiche degli Usa, tornando a favorire l'industria petrolifera e le altre forme di combustibili fossili, a discapito delle fonti rinnovabili.

L’allarme arriva in Italia

Le future politiche ambientali di Trump iniziano a preoccupare anche i nostri politici. Durante il question time alla Camera, la deputata del Pd Stella Bianchi ha lanciato l’allarme: se la stragrande maggioranza degli scienziati è convinta che siano in atto cambiamenti climatici e che essi dipendano dall'attività dell'uomo e dall’utilizzo di fonti fossili, non c’è tempo da perdere in ulteriori discussioni.

Il ruolo del nostro Paese a Marrakech

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha rassicurato sulla posizione dell’Italia, che ha svolto un ruolo importante nel precedente Accordo di Parigi, la cui ratifica è stata approvata dal parlamento solo pochi giorni fa. La Conferenza di Marrakech rappresenta, per il ministro, una tappa fondamentale per rendere operativo questo accordo che sarà effettivamente in vigore a partire dal 2020.

In Marocco si sta focalizzando l'attenzione sui Paesi in via di sviluppo relativamente alle possibili scelte di sviluppo sostenibile e di accesso ai finanziamenti internazionali. Altri punti chiave in agenda sono la revisione dei meccanismi di valutazione dei danni associati ai cambiamenti climatici, la definizione dei parametri rilevanti da comunicare e la realizzazione delle strutture tecnologiche adeguate per effettuare queste operazioni.

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Si sta inoltre discutendo sulla creazione di un comitato per coordinare e monitorare l’andamento delle politiche ambientali nei Paesi in via di sviluppo, dando rilievo alla trasparenza dei risultati. Infine la Conferenza si sta occupando della trasformazione delle economie, con l’obiettivo dichiarato di favorire tutte quelle attività che portano alla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

Tanti buoni propositi con l’incognita delle possibili scelte future del nuovo governo degli Stati Uniti.

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