Due anni fa, durante la conferenza per gli sviluppatori, Facebook ha annunciato di star lavorando ad un sistema che possa permettere alle persone di scrivere con il pensiero. In quel momento era tutto ancora un'utopia, uno studio che doveva ancora iniziare, mentre oggi quell'obiettivo sembra più vicino, perché la ricerca dell'Università della California di San Francisco, finanziata da Facebook, per la creazione di un dispositivo in grado di tradurre in tempo reale gli impulsi elettrici del nostro cervello e di trascriverli in diagrammi, ha raggiunto i primi risultati, pubblicati nella rivista Nature Communications.

Uno degli obiettivi della ricerca è di comprendere alcune malattie neurologiche: per questo i ricercatori hanno monitorato l'attività cerebrale di tre pazienti epilettici, i quali dovevano ascoltare alcune domande standardizzate e formulare delle risposte. Attraverso il solo utilizzo dei segnali nervosi registrati, i ricercatori sono stati in grado di distinguere quelli associati all’ascolto da quelli associati alle risposte.

David Moses, uno dei studiosi, ha definito il risultato "Un grande risultato", soprattutto se si tiene conto che ad essere state decifrate sono state sia parole che intere frasi, anche se con un vocabolario ancora elementare, che sarà però ampliato grazie all'utilizzato di alcuni algoritmi. Lo studio non è nuovo nel campo della Tecnologia, la novità sta nella capacità di tradurre i pensieri in tempo reale, con un'accuratezza del 76% e di riuscire a farlo durante una conversazione simile a quella che si può avere tra due esseri umani.

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Scienza Tecnologia

A cosa può servire per Facebook

Facebook ha chiarito che la ricerca è ancora lontana dal divenire una potenziale applicazione, perché il sistema è ancora "troppo ingombrante, lento e inaffidabile”. Riuscire a capire il 76% delle parole è infatti un dato eccezionale, soprattutto quando si è all'inizio di una ricerca, ma in un'analisi completa questo dato corrisponde ad un errore ogni quattro parola e per la Società non è sufficiente.

Al momento quindi preferisce continuare a lavorare al miglioramento di questa tecnologia. Lo scopo che si vuole raggiungere, almeno all'inizio, è quello di permettere al dispositivo di capire semplici comandi, come "seleziona" o "elimina", che ad oggi non è in grado di fare. Se e quando il tasso di errore sarà azzerato (o quasi), il dispositivo potrebbe essere utilizzato nei visori per la realtà aumentata, nei videogiochi e in alcuni ambienti di lavoro: al momento questa sembra essere il primo utilizzo che verrebbe fatto dell'applicazione.

Sono in corso altri studi, ma non tutti sono d'accordo

Questo non è l'unico studio e l'unico risultato ottenuto negli ultimi anni nel campo della Scienza e della tecnologia: l'imprenditore Elon Musk ha recentemente presentato i risultati ottenuti da Neuralink, la start-up specializzata in neurotecnologie. Nello specifico, ha rivelato di aver creato un dispositivo che attraverso dei fili collega il cervello umano ad un computer, il quale gli permette di aumentare le capacità neurologiche.

Il nuovo sistema oggi può essere usato 'solo' per aiutare i paraplegici, ma un domani forse potrà migliorare anche il collegamento tra la tecnologia ed il pensiero umano.

Non tutti gli scienziati sono però d'accordo: il neurologo Winston Chiong, ad esempio, ritine che questi studi e queste ricerche non dovrebbero proseguire se un domani dovessero portare a svelare i pensieri più profondi di ogni essere umano.

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