La Liguria si confronta con un significativo problema di inquinamento marino: un quarto dei punti campionati nel Mar Ligure dalla storica campagna estiva Goletta Verde di Legambiente, giunta alla quarantesima edizione, è risultato inquinato. I dati, frutto di monitoraggi condotti tra il 20 e il 29 luglio 2026 lungo le coste liguri, sono stati presentati a Savona dal direttore di Legambiente Liguria, Federico Borromeo.

L'analisi ha riguardato ventitré zone, di cui quattro fortemente inquinate e due inquinate, mentre diciassette rientravano entro i limiti di legge.

I campionamenti hanno interessato tredici punti a mare e dieci alle foci di fiumi, torrenti o canali. Tutti i quattro punti fortemente inquinati si trovavano in corrispondenza di foci: la foce del fiume Roja a Ventimiglia, la foce del torrente Santa Caterina a Santo Stefano al Mare, la foce del torrente Argentina ad Arma di Taggia (tutti in provincia di Imperia), e la foce del torrente Maremola a Pietra Ligure (provincia di Savona). I due punti inquinati sono stati rilevati alla foce del Rio Corniglia (Comune di Vernazza, provincia della Spezia) e in un punto a mare sotto il belvedere di Manarola (Riomaggiore).

Criticità e urgenza di interventi

Le maggiori criticità sono state riscontrate prevalentemente alle foci dei corsi d'acqua, evidenziando come queste aree siano particolarmente vulnerabili agli scarichi inquinanti.

Solo un punto a mare è risultato inquinato. Federico Borromeo ha sottolineato l'urgenza di interventi sugli impianti di depurazione per eliminare scarichi inquinanti o abusivi che compromettono gravemente il mare, gli ecosistemi e la salute pubblica. "È urgente intervenire sugli impianti di depurazione per eliminare scarichi inquinanti o abusivi che danneggiano il mare, gli ecosistemi e la salute pubblica", ha dichiarato Borromeo.

La missione di Goletta Verde per la tutela del mare

La campagna Goletta Verde di Legambiente, attiva da quarant'anni, si conferma un'iniziativa fondamentale per il monitoraggio della qualità delle acque marine e delle coste italiane. Il suo obiettivo primario è individuare le principali fonti di inquinamento, in particolare quelle legate a scarichi e allacci abusivi, promuovendo al contempo la tutela degli ecosistemi marini.

Ogni anno, l'iniziativa si estende a diverse regioni italiane, attraverso prelievi e analisi microbiologiche mirate nei punti considerati più a rischio, quali le foci dei fiumi e le zone di balneazione più frequentate.

I dati raccolti da tecnici e volontari, che operano seguendo protocolli standardizzati, vengono poi resi pubblici. Questa trasparenza mira a sensibilizzare sia i cittadini che le istituzioni sulla necessità di implementare interventi mirati e costanti per la salvaguardia del mare e delle coste nazionali, fornendo un quadro aggiornato e chiaro sulle criticità riscontrate.