L'Abruzzo ha registrato un agosto 2026 da record, con la temperatura media regionale che ha superato di ben 3,4 gradi Celsius il riferimento climatico del trentennio 1991-2020. Questo dato eccezionale, elaborato dal CETEMPS dell’Università degli Studi dell’Aquila e basato sulle rilevazioni dell’Ufficio Idrologia, Idrografico e Mareografico dell’Agenzia regionale di Protezione civile dell’Abruzzo, è stato diffuso il 2 settembre 2026 a Pescara, confermando un trend di riscaldamento senza precedenti per la regione.
Il mese di agosto 2026 si posiziona così al vertice della serie storica, superando nettamente i precedenti valori massimi.
In particolare, ha superato il 2024, che aveva registrato un’anomalia di +2,8 gradi, e il 2003, con un’anomalia di +2,7 gradi. A livello locale, alcune aree hanno sperimentato anomalie termiche ancora più pronunciate: Santo Stefano, nel Teramano, ha toccato un impressionante +4,5 gradi rispetto alla sua media di riferimento, mentre Assergi, nell’Aquilano, ha segnato un’anomalia di +1,9 gradi, evidenziando la distribuzione eterogenea del caldo estremo sul territorio regionale.
L'influenza dell'alta pressione nordafricana e le piogge scarse
Il caldo eccezionale registrato è stato direttamente collegato a un robusto promontorio di alta pressione nordafricana, che si è esteso con forza sull’Europa centro-occidentale.
Agosto è stato quasi interamente dominato da una lunga ondata di calore, la cui intensità è stata solo sporadicamente interrotta da infiltrazioni di aria più fresca provenienti da nord-ovest. Questi rari ingressi di aria meno calda hanno tuttavia avuto un impatto localizzato, favorendo lo sviluppo di temporali pomeridiani, concentrati prevalentemente sull’area appenninica e, in particolare, nella provincia dell’Aquila.
Per quanto riguarda le precipitazioni, agosto 2026 si è rivelato il dodicesimo mese più secco dell’intera serie storica regionale. Le piogge sono risultate complessivamente inferiori alla media di circa il 40%, delineando un deficit pluviometrico significativo. La distribuzione delle precipitazioni ha mostrato, ancora una volta, differenze estreme sul territorio abruzzese: il litorale adriatico ha registrato un’anomalia negativa del 100%, rimanendo di fatto quasi completamente asciutto, mentre la città de L’Aquila ha visto un’anomalia positiva del 98%, a testimonianza della concentrazione dei fenomeni temporaleschi nelle aree interne e montane.
Un confronto con la serie storica: temperature e precipitazioni
Analizzando la serie storica dell’Abruzzo, il primato termico per il mese di agosto è ora saldamente detenuto dal 2026 con i suoi +3,4 gradi. Il record opposto, quello dell’agosto più freddo, rimane invariato e risale al 1976, quando si registrò un’anomalia di -4,6 gradi. Anche sul fronte delle precipitazioni, è possibile fare un confronto con i dati storici: il mese di agosto più secco della serie rimane il 1986, con un deficit del 93%, mentre il più piovoso è stato il 1995, che vide un eccesso di precipitazioni del 165%.
Le analisi dettagliate confermano la distribuzione irregolare dei fenomeni atmosferici estivi: le infiltrazioni di aria più fresca, seppur deboli, hanno avuto un effetto mitigatore e pluviometrico quasi esclusivamente sull’area appenninica e nella provincia dell’Aquila, lasciando il versante adriatico in condizioni di siccità quasi totale.
Questa ricostruzione evidenzia un agosto caratterizzato da un caldo senza precedenti e da un regime pluviometrico fortemente squilibrato, con implicazioni significative per l'ambiente e le attività umane nella regione.