A Venezia, l’8 ottobre 2026, alla vigilia del 63° anniversario del disastro del Vajont, il presidente del Veneto, Alberto Stefani, ha voluto sottolineare l’importanza della memoria e la delicata relazione tra sviluppo, energia, lavoro e tutela del territorio. Il suo intervento, che precede la commemorazione del 9 ottobre, data della tragica alluvione, ha evidenziato la necessità di pianificare opere e infrastrutture con la massima attenzione alla protezione dei luoghi e delle comunità. Stefani ha sintetizzato il suo pensiero affermando: “Ambiente e sviluppo non devono essere avversari.”
Il richiamo alla memoria del Vajont
Il presidente Stefani ha definito il Vajont come “una ferita ancora aperta per la nostra terra”, un monito costante che lega l’anniversario della tragedia alla consapevolezza e alla prudenza richieste nella realizzazione di ogni nuova opera e infrastruttura.
Nel suo messaggio, ha ribadito l’esigenza di generare energia, creare opportunità di lavoro e promuovere la crescita sociale, garantendo al contempo la salvaguardia del territorio e la sicurezza dei suoi abitanti. Stefani ha inoltre enfatizzato che il bene della comunità deve prevalere sul mero profitto nella programmazione di qualsiasi intervento.
Ricordando la comunità di Longarone e delle sue frazioni, Stefani ha ripercorso la difficile ma esemplare ricostruzione seguita al disastro. Ha evidenziato la straordinaria forza e resilienza dei cittadini sopravvissuti come pilastri fondamentali per la rinascita di un centro produttivo che oggi figura tra i più affermati e riconosciuti della regione.
In questo contesto, il presidente ha rinnovato il ricordo del profondo dolore che ancora pervade la comunità per le quasi 2000 vittime innocenti, tra cui almeno 487 bambini. Ha collegato la tragedia alla responsabilità dell’uomo quando, ignorando i segnali della natura, persegue un interesse puramente materiale.
Longarone e le polemiche sul progetto idroelettrico
La commemorazione del disastro del Vajont giunge in un momento di accese polemiche a Longarone, nel Bellunese, dove è in discussione un progetto per la costruzione di una centralina idroelettrica che intende sfruttare le acque sottostanti la diga. La questione si inserisce in un quadro più ampio di richieste di concessione per impianti idroelettrici nell’area del Vajont, con iniziative distinte che coinvolgono sia il Veneto che il Friuli-Venezia Giulia.
Per quanto riguarda il Veneto, la società Ceb-Compagnia energetica bellunese ha presentato alla Provincia di Belluno, verso la fine del 2024, una richiesta di concessione per una piccola derivazione d’acqua pubblica a uso idroelettrico. Questo progetto prevede il prelievo e la successiva restituzione dell’acqua dal torrente Vajont, all’interno del comune di Longarone.