L’ultimo rapporto dell’Eurispes ha messo in luce la crescita generalizzata dei compro-oro: ben l’8,5% degli italiani che sono stati intervistati dall’istituto in questione ha infatti affermato di aver fatto ricorso a questi esercizi commerciali, i quali ricevono oggetti preziosi e danno in cambio del denaro in base al peso effettivo degli stessi.
Ma si tratta davvero di una risorsa utile per far fronte alle difficoltà economiche di questi ultimi tempi? Come è possibile ottenere la migliore somma possibile di denaro in questo caso? Questi negozi vengono senza dubbio preferiti dalla gente, spesso restia a far ricorso a dei prestiti finanziari, col rischio magari di incorrere in tassi da usura.
Con i compro-oro, invece, ci si priva di un oggetto, anche se in molti casi di valore e a cui si era affezionati, e si ottengono dei soldi: niente di meglio per affrontare le spese di tutti i giorni. Il boom dei compro-oro è comunque un fenomeno piuttosto recente. Lo si può far risalire più o meno al 2008, quando scoppiò la prima crisi economica a livello internazionale (quella nata negli Stati Uniti a causa dei mutui subprime per intenderci) e da quel momento tali negozi hanno superato addirittura le ventimila unità.
In chi bisogna riporre la massima fiducia? La quotazione dell’oro è piuttosto particolare e ovviamente dipende dai carati di ogni oggetto: al giorno d’oggi, per ventiquattro carati, si possono valutare i beni fino a trentotto euro al grammo, mentre un numero minore di carati comporta anche un valore inferiore (circa ventisette euro per diciotto carati e ventuno euro per quattordici).
Il problema sta proprio nella valutazione corretta da parte del gioielliere, dato che non sono rari i casi in cui la bilancia è truccata e il peso più basso fa sborsare meno soldi, una vera beffa. C’è comunque da precisare che l’oro rappresenta ancora il bene rifugio per eccellenza e i suoi alti prezzi vanno in alcuni casi colti al volo: in questi giorni, il biondo metallo ha raggiunto il suo livello più alto degli ultimi tre mesi, a conferma del fatto che vi sono dei momenti in cui la tariffa finale subisce delle impennate importanti.