Le tasche degli italiani sono sempre più vuote. La spesa delle famiglie continua a rimpicciolirsi, tanto che per la fine del 2012 si toccheranno livelli inferiori al 2007, con un'ulteriore riduzione del 2,8%.
La nuova linfa vitale arriva dalle nuove generazioni. Secondo lo studio "I consumi degli italiani oltre la crisi" di Prometeia, essere nativi digitali avrà i suoi vantaggi anche per far rinvigorire i consumi. I nuovi consumatori dispongono sì di un basso reddito, che probabilmente rimarrà tale, ma sono multitasking. Ovvero: rivolgono la loro attenzione a diversi canali per i loro acquisti.
Supermoney aveva già indicato come negli Stati Uniti l'economia 2.0 stia modificando l'approccio di un'intera generazione ai beni di consumo. Si parla infatti di un mercato che varrebbe già oggi 110 miliardi di dollari.
Dall'e-commerce ai mercatini vintage, i nuovi consumatori si muovono principalmente alla ricerca di informazioni determinanti per la scelta e l'acquisto dei prodotti. Vincerà, insomma, chi saprà colmare il gap che oggi separa il negozio e l'acquirente descrivendo al meglio l'offerta. Queste informazioni, manco a dirlo, dovranno circolare sul web.
La net generation (18-34 anni) rappresenterà nel 2020 oltre il 50% della popolazione attiva. Al suo interno, peseranno sempre di più le donne lavoratrici e i nuclei monoparentali, tutti con una minore disponibilità di spesa rispetto al target degli odierni cinquantenni.
Per questo, secondo Prometeia, i prodotti vincenti saranno i servizi legati al risparmio, al riciclo e all'ottimizzazione del tempo.
"In Italia - spiega Andrea Dossena, economista e responsabile del rapporto Prometeia - manca un uso più consapevole degli strumenti digitali, sia da parte dei consumatori, sia da parte delle imprese che molto spesso si sono fermate ad utilizzare il sito web come vetrina". Azienda avvisata, mezzo salvata.