L'Osservatorio “I Costi del Non Fare” ha calcolato che la mancata attuazione dell'Agenda Digitale costerebbe allo Stato 850 miliardi di euro, pari al 3% del Pil dei prossimi vent'anni. I richiami del resto sono già arrivati anche da Bruxelles, per opera del Commissario europeo per l'Agenda Digitale Neelie Kroes, che ci ha ricordati come il solo ritardo sulla banda larga pesa sulle tasche (e sul futuro) degli italiani l'1,5% del Pil.

Che fine ha fatto allora il decreto sull'Agenda Digitale? Nelle scorse settimane il Parlamento aveva partorito un Testo Unico bipartisan, approvato anche dalla Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera.

Lo si attendeva per giugno, ma è scomparso dal dibattito pubblico.

Peccato, perché il Testo unico prevede una serie di misure urgenti per l'innovazione tecnologica, settore strategico per la ripresa dell'intera economia nazionale. Dai fondi per le start-up alle infrastrutture delle telecomunicazioni, passando per la digitalizzazione della pubblica amministrazione, tutto sarà finanziato dal Fondo per l'Italia, in cui confluiranno capitali pubblici e privati. Lo stanziamento ammonta a 30 milioni di euro per il 2013, 40 milioni per il 2014 e 50 per il 2015.

Fra gli interventi dell'Agenda Digitale ha un ruolo cruciale la banda larga, riguardo alla quale gli investimenti verranno pianificati in base al “Catasto delle infrastrutture civili in fibra ottica esistenti”.

In altre parole: razionalizziamo il progetto e costruiamo dove serve, nella quantità adeguata. Per i Comuni e le Province che estenderanno la propria rete sono previste anche esenzioni fiscali.

La pubblica amministrazione poi dovrebbe progressivamente passare a sistemi informatici open source, che garantiscono ampi risparmi (non sarebbe più necessario acquistare licenze per ogni pc), oltre alla possibilità di miglioramento in efficienza, grazie alle indicazioni provenienti dagli utenti. I primi passi sono stati già compiuti dalla Regione Puglia, che ha ratificato oggi una legge regionale in materia, ma senza un piano nazionale sarebbe difficile portare tutti gli uffici allo stesso livello tecnologico.