L'agenzia di rating Moody's ha declassato di due livelli il debito sovrano italiano. I nostri titoli sono passati da A3 a Baa2, solo due punti più in alto rispetto a quelli considerati “spazzatura”. Difficile prevedere una nuova stroncatura dopo quella di febbraio, che aveva riguardato anche Spagna e Grecia, perché l'ultima asta dei Bot a scadenza annuale di giovedì si era chiusa con un bilancio positivo.
Fortunatamente la notizia non ha inciso sull'asta odierna per collocare i Btp a medio termine. Il rendimento dei titoli a 3 anni è nettamente sceso: dal 5,30% del mese scorso al 4,65% di oggi.
Lo spread tuttavia non accenna a migliorare, perché gli analisti temono ancora due fattori. Il primo è la “febbre del debito”, malattia endemica dell'Europa meridionale alla quale forse non siamo ancora del tutto immuni. Il secondo è la crescente instabilità politica del nostro paese in vista delle prossime elezioni.
Le stesse ragioni sono alla base del declassamento di Moody's, che ha evidenziato il “deterioramento delle prospettive economiche nel breve termine”: ovvero, disoccupazione in aumento e crescita debole. In particolare l’economia italiana deve fare i conti con una contrazione del 2% del PIL, che potrebbe allontanare il raggiungimento degli obiettivi fiscali e di bilancio. L'unica speranza rintracciata dall'agenzia di rating sta nelle riforme approvate, che hanno “ le potenzialità per migliorare notevolmente la crescita e le prospettive di bilancio”.
In questo quadro, e nell'attesa della nuova riunione a Bruxelles convocata per il 20 luglio, l'euro soffre sui mercati orientali: ha chiuso a 1,2195 dollari sulla borsa di Tokyo.