Mentre in Italia ci si diverte ad escogitare, con trovate più o meno bizzarre, rimedi fantomatici e per lo più irrealizzabili, alla soluzione dei gravi problemi nazionali, sulla stampa estera, quotidianamente, appaiono giudizi, indicazioni, possibili soluzioni alla nostra crisi economica, prospettate da studiosi di fama ed esperti i quali, dopo aver individuato le criticità del nostro sistema economico, ci indicano la strada più semplice e logica da seguire.
Tra gli altri, qualche mese fa, è intervenuto, sul New York Times, lo studioso americano Paul Krugman, premio Nobel per l’economia, il quale ha firmato un articolo dal titolo "The Eurozone’s original sin" ("il peccato originale dell'Eurozona"), in cui rilevava come la crisi attuale dell’Italia fosse da ricondurre essenzialmente agli errori commessi nel momento che ha coinciso con il nostro ingresso nell’area Euro.
Per tale motivo egli usava l’espressione “original sin”, cioè peccato originale, nel senso che tutti i problemi successivi sono scaturiti, quale diretta conseguenza, dagli errori originari commessi al momento del nostro ingresso nella zona Euro.
Infatti, in quella occasione, i nostri governanti non si resero conto, né delle condizioni di cambio estremamente svantaggiose, tra la lira e l’Euro, così come venivano imposte al nostro Paese (circa 2000 lire in cambio di un Euro), né del fatto che il nostro debito pubblico, già in quel periodo piuttosto notevole, da quel momento avrebbe subito lo stesso percorso di conversione e quindi, a sua volta, sarebbe stato pagato in moneta estera, ed in particolare in moneta tedesca.
Era questo il più grave problema da risolvere in quel momento, onde evitare che il nostro paese si potesse trovare improvvisamente a gestire una profondissima crisi quale viviamo oggi. Tuttavia, in quegli anni, i rappresentanti del nostro governo, non si accorsero affatto di tale grave inconveniente, accettarono “sic et simpliciter” l’ingresso dell’Italia nell’Eurozona, creando in tal modo le premesse per la crisi attuale.
A differenza dei cittadini i quali, fin dal primo giorno, sperimentavano, sul proprio bilancio familiare, la differenza negativa del cambio e notavano come, di colpo, i prezzi dei prodotti fossero improvvisamente raddoppiati (il caffè da 800 lire del giorno prima era passato ad 80 centesimi di Euro), mentre gli stipendi, da 2 milioni, si erano tramutati in 1000 Euro.
In un articolo comparso sul web, alcuni giorni orsono, si parla dell’Euro come di una bella nota di una sinfonia incompiuta. In ciò l’Euro viene paragonato alla famosa sinfonia n.8, composta da Franz Schubert, poco prima della sua morte, avvenuta nel 1828, e non portata a termine, per cui viene detta appunto “Incompiuta”.
Ora, per risolvere la grave crisi che stiamo vivendo, occorrerebbero alcuni rimedi urgenti, quali l’emissione degli Eurobond da parte della Banca Centrale Europea o, in alternativa, l’assunzione, da parte della stessa Banca, di reali garanzie a favore dei paesi europei in difficoltà. Ma sappiamo bene che, in entrambi questi casi, si incontra una ferma opposizione da parte della Germania. Non resta quindi che affermare, come diceva l’autore dell’ultimo, citato articolo: “Ma chi ce l’ha fatto fare?”.