Kevin Boateng, ilcentrocampista del Milan, ieri è stato invitato all'Onu. Dopo che sei tifosidel Pro Patria, durante un'amichevole con la squadra di Boateng, gli rivolgevanoinsulti razzisti, il calciatore ghanese aveva scagliato il pallone contro latribuna ed aveva interrotto la partita, uscendo dal campo insieme ai compagni.
Boateng non era solo:seduti accanto a lui c'erano Patrick Vieira (ex calciatore), William Gaillars(consigliere Uefa), Federico Addiechi (delegato Fifa) e l'alto commissarioNavi Pillay.
Il centrocampistarossonero ha lanciato uno slogan: "act and don't react", perché oggi il gestoimpulsivo che ha fatto durante la partita contro il Pro Patria non lo rifarebbepiù: "in quel momento ero convinto che fosse la cosa giusta, tutto qui".
L'alto commissario Pillay diceche sono necessarie delle sanzioni adeguate quando il razzismo prende ilsopravvento, invitando il mondo del calcio "a non lasciare soli i ragazzi comeBoateng".
Ecco alcuni passi deldiscorso di Boateng:
"Ci sono stati momenti nella mia vita incui non volevo neanche affrontare il problema. Ho cercato di ignorare ilrazzismo, come se fosse un mal di testa che sai andrà via prima o poi, bastaaspettare. Ma quella era un'illusione. Ho deciso di interrompere la gara e hoscagliato la palla sulle tribune perché mi sentivo profondamente arrabbiato eoffeso dalle ingiurie razziste a me indirizzate dagli spalti. (…) Abbiamoil dovere di fronteggiare il razzismo e combatterlo.
Il concetto di "unpo' razzista" non esiste. Non esistono quantità tollerabili di razzismo.Il razzismo è assolutamente inaccettabile e insostenibile indipendentemente dalluogo o dalla forma in cui si manifesta. Il razzismo, inoltre, va ben al di làdel bianco contro nero. Ci sono molti altri tipi di razzismo che arrivano dapersone di diverse nazionalità e colori. Il grande problema con il razzismo èche non esiste un vaccino per combatterlo. Non ci sono antibiotici da prendere.E' come un virus altamente pericoloso e infettivo, che viene rafforzato dallanostra indifferenza e staticità."