Il governo di Pyongyang ha dichiarato guerra alla Corea del Sud, annullando l'armistizio (non formale) che pose fine al conflitto del '50-'53 (che comportò circa 4 milioni di vittime). Kim Jong-un, capo del governo nordcoreano, ha qualificato la propria decisione come un ultimatum alle "forze ostili e una decisione definitiva per la giustizia".
Forze ostili identificate non solo con la nemica storica, Seul, ma anche con gli Stati Uniti. La Corea del Nord, oltre ad avere uno dei livelli più bassi al mondo di rispetto dei diritti umani, vive tradizionalmente tensioni e disagi con le potenze occidentali, che si ritrovano coinvolte nel nuovo capitolo dell'annosa rivalità tra Corea del Nord e Corea del Sud per contendersi il dominio su tutta la penisola. Infatti, Kim Jong-un ha provveduto ufficialmente affinché le basi missilistiche del Paese si tengano pronte ad un'offensiva contro le basi statunitensi e sudcoreane del Pacifico. La Casa Bianca ha dichiarato di prendere sul serio le minacce e si propone di mantenersi strettamente a contatto con gli alleati sudcoreani.
Le tensioni tornano ad irrigidirsi in occidente, mentre nella penisola coreana è particolarmente delicata la situazione di Kaesŏng. Si tratta di un distretto a statuto speciale, posto sul confine: è la città più meridionale della Corea del Nord (oltre a essere stata, anche per la sua comoda posizione nel mezzo della penisola, capitale dell'antica Corea unita, tra X e XIV secolo). Il delicato equilibrio di questa zona è dato dalla presenza, su suono ufficialmente nordcoreano, di numerose industrie sudcoreane, e dalla convivenza e collaborazione di lavoratori provenienti da entrambi i Paesi.
"Se il gruppo di traditori continua a parlare del fatto che la zona di Kaesŏng è mantenuta operativa a danno della nostra dignità, allora il distretto sarà chiuso senza pietà", afferma ufficialmente il Kcna, riferendosi ai "traditori" del sud.
Per il momento, la risposta della Corea del Sud è solo l'istituzione dello stato di allerta.
© RIPRODUZIONE VIETATA