L'operazione è stata definita "acqua cheta", ma di quieto c'era ben poco, se non il modo sornione in cui si è verificato il danno. La guardia di finanza ha scoperto la leggerezza (o la distrazione) di alcuni dipendenti pubblici nella gestione delle risorse idriche. Il fatto è stato commesso nel capoluogo della regione Emilia Romagna e ha causato un ammanco erariale nelle casse dell'amministrazione regionale, vale a dire un danno economico per tutti i cittadini di quella regione, pari a un valore di 8.355.218 di euro.

Trentuno impiegati della pubblica amministrazione in funzione a due consorzi di bonifica del territorio, tutti inquadrati come direttori e dirigenti, sono stati segnalati alla Procura della Corte dei Conti di Bologna.

Il fatto contestato

L'accusa è quella di cattiva gestione e ora partirà tutto l'iter giudiziario per poter accertare fino in fondo le responsabilità. Secondo le indagini, avrebbero acconsentito alla fornitura di acqua potabile per motivi diversi da quelli permessi; in altri casi avrebbero addirittura aperto il rubinetto dei contatori in assenza della regolare concessione.

In buona sostanza, per circa 17 anni alcune società di capitale (soprattutto) avrebbero usato l'acqua per attività industriali, antincendio o igienico ambientale senza pagare il canone rispettivo all'uso reale che ne veniva fatto.

A chi spettano i controlli

A vigilare sul corretto utilizzo e sulla corretta gestione dell'acqua pubblica era un tempo l'Arpe (Agenzia Regionale per la prevenzione, l'ambiente e l'energia).

Oggi, invece, il controllo sulla concessione, sull'autorizzazione e sulla vigilanza è stato trasferito nella competenza della Polizia Economico Finanziaria, cioè le Fiamme Gialle.

Che cosa accadrà ora

Gli uffici della Procura regionale competente dovranno valutare tutto l'incartamento delle indagini e quindi si dovrà decidere sulla posizione di ventisei direttori e dirigenti pubblici dei due consorzi di bonifica per il modo in cui hanno gestito il patrimonio idrico pubblico; gli altri cinque dirigenti regionali, invece, sono accusati di non aver saputo adottare le strategie di gestione adatte a superare e risolvere i problemi che erano andati accumulandosi nel corso degli anni con un conseguente aumento delle spese affrontate, si parla di ulteriori 1,3 milioni di euro, per far funzionare la struttura burocratica.

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