Un altro pareggio interno con una squadra più che abbordabile per il Napoli. L'ennesimo passo falso casalingo degli azzurri ha inevitabilmente messo sul banco degli imputati il tecnico, Rafa Benitez, e il suo progetto. Nel primo tempo, la squadra partenopea è apparsa brillante e a tratti spettacolare, con passaggi di prima, azioni avvolgenti, e con l'ennesima perla di uno straordinario Higuain.

Il Genoa - che pure aveva avuto qualche occasione - è riuscito a rimanere in partita grazie soprattutto alla scarsa concretezza degli azzurri. E proprio questo sembra il maggior difetto del Napoli e del suo allenatore. Nella ripresa, quando il ritmo è calato, il gagliardo Genoa di Gasperini ha rischiato di meno e, nel finale, ha "punito" la scarsa concretezza del Napoli con il più classico del gol dell'ex segnato da Emanuele Calaiò.

Il problema principale, che in questa stagione ha fatto perdere punti importanti al Napoli e molto probabilmente le chances di lottare per lo scudetto, sta proprio nella mentalità di Benitez che rischia di non risultare adatta al campionato italiano. Il tecnico spagnolo, infatti, punta ad un calcio offensivo, propositivo, che spesso fa bene agli occhi degli amanti dello sport più popolare al mondo, ma lascia i tifosi con un sapore "dolceamaro" al termine delle partite, quando si gettano via punti preziosi come accaduto finora con il Parma, l'Udinese, il Chievo, il Genoa, ecc...

Nel calcio italiano, dall'esasperato tatticismo, conta di più la concretezza, la "cattiveria" sotto porta, la capacità di far male all'avversario in qualunque momento, sfruttandone magari l'unico errore commesso nel corso del match. Ecco, forse in quest'ottica, Conte e Garcia, allenatori rispettivamente di Juve e Roma, stanno facendo la differenza: le due squadre che in questo momento precedono il Napoli e che hanno ulteriormente allungato il passo rispetto agli azzurri, appaiono più propense a portare a casa il risultato: magari uno "scialbo" 1-0 che, però, in Italia fa molto spesso classifica e differenza al termine della stagione.

Sarebbe dunque opportuno, che Don Rafa rivedesse un attimino il suo "integralismo" tattico: ad esempio, quando la benzina finisce alla sua squadra e il vantaggio è risicato, sembra un po' inopportuno continuare a giocare con un 4-2-3-1 a trazione anteriore che, in mancanza di lucidità e freschezza, comporta delle azioni di attacco sterili e leziose. Delle volte, quando la squadra è stanca e un po' sulle ginocchia, non è un "delitto" inserire un giocatore dalle caratteristiche più difensive rispetto ad uno d'attacco per portare a casa il risultato. Anche perché, si sa, al di là dello spettacolo, alla fine ha sempre ragione chi porta scudetti e coppe a casa.

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