Sandro Mazzola compie 72 anni. Un'icona dell'Inter e del calcio nazionale ed europeo. Una di quelle - ormai introvabili - "bandiere", che indossano una sola maglia in tutta la carriera professionale. Sandrino era un predestinato. Figlio di un altro grande talento, Valentino, leggenda del Torino perito nell'incidente aereo di Superga il 4 Maggio 1949. Predestinato anche nell'esordio, contro proprio i nemici storici della Juventus. Nel 1961, l'allora presidente dell'Inter Angelo Moratti, per protesta schierò la squadra primavera che perse 9-1. Quel gol fu proprio del 'baffo', su rigore. Fu sempre lui che nell'aprile del 1963, regalò il primo scudetto dell'era Moratti, realizzando il gol della vittoria ancora contro la Juventus.

Probabilmente se ci fossero stati e i social media ad amplificare il classico "tafazzismo" di molti supporters interisti, saremmo qui a rimpiangerlo. Rammento le parole di mio padre, che alla fine degli anni 50' era amico del magazziniere dell'Inter, quando vide quel ragazzino dal fisico gracile ed il viso triste, accompagnato da Pepin Meazza. Mazzola stava per essere ingaggiato dall'Olimpia Borletti, squadra di basket di Milano. Sembra che Sandrino, se la cavasse bene come play. Racconta infatti Mazzola che i primi tempi, spesso sentiva gridare dagli spalti " quest' chi l'è minga bun, l'è minga el so papà". (Non è capace, non è come suo padre ). Fu sopratutto il fratello Ferruccio a sostenerlo nelle difficoltà e la lungimiranza di Angelo Moratti, il presidente nerazzurro che lo impose al mago Herrera.

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Da allora una straordinaria leggenda fatta di scatti brucianti e dribbling secchi. La doppietta contro il Real Madrid, per la conquista della prima Coppa Campioni 1964, e quella nella Coppa Intercontinentale 1965. Protagonista della partita del secolo ai mondiali del 1970 in Messico, Italia-Germania. Pier Paolo Pasolini lo definì un poeta, sul Corsera. .."ma è più poeta di Rivera, ogni tanto interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti".