Una partita da cinquanta milioni. A tanto ammontava il montepremi UEFA in ballo nel pomeriggio dell'Olimpico, dove Lazio e Roma hanno dato vita ad un match equilibrato e a tratti soporifero, esploso nel quarto d'ora finale con il botta e risposta che ha premiato la truppa di Garcia. Sarà Champions dal portone principale per i giallorossi, che costringono la Lazio a giocarsi la terza 'finale' in dieci giorni nel faccia a faccia offerto dal calendario nell'ultimo turno di campionato, in programma domenica al San Paolo.

Cocente delusione per i biancocelesti, che dopo aver visto sfumare la coppa Italia, cedono il primato cittadino ai rivali di sempre e sono chiamati a una prova monstre per strappare a Napoli il punto necessario per il terzo posto, senza il quale verrebbe ridimensionata una stagione che è stata fino a pochi giorni fa straordinaria.

La cronaca della partita

La contrapposizione tra i due club è stata evidente fin dal prepartita: maestosa coreografia in curva Nord, striscioni di protesta contro Pallotta e lo spostamento del derby in Sud.

Anche per quanto riguarda i ventidue titolari, le scelte dei tecnici sono andate verso direzioni opposte: Pioli si è affidato al suo collaudato 4-2-3-1, composto dai migliori undici a disposizione, ad eccezione dell'infortunato Radu, sostituito da Lulic, schierato per l'occasione sulla linea difensiva; Garcia, invece, ha mischiato le carte, optando per un 4-3-3 coperto, con l'esclusione di Ibarbo a discapito di Florenzi e gli inserimenti di Keita, Yanga Mbiwa e Holebas per avere maggiore fisicità contro i velocisti biancocelesti.

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A.S. Roma S.S. Lazio

L'avvio di gara è stato un assolo laziale, con la doppia occasione Candreva-Klose nel giro di appena 5': prima, l'ex Juventus ha scaldato i guantoni di De Sanctis con un diagonale velenoso che ha messo i brividi ai tifosi romanisti; poi, il panzer tedesco ha rischiato di sbloccare il punteggio con un colpo di testa da centro-area, terminato a lato per una questione di centimetri, su invito dello stesso Candreva.

L'inizio scoppiettante dei padroni di casa, abili nel gestire il giro palla con fraseggi brevi e continui, ha tramortito la squadra di Garcia, inerme sulle accelerazioni laterali dei velocisti avversari e apatica in proiezione offensiva. Si è dovuta attendere la mezz'ora per poter annotare una conclusione della Roma, giunta dai piedi di Florenzi, uno dei migliori dei suoi, che ha sfiorato la traversa della porta di Marchetti con un destro, leggermente sporcato, da circa venticinque metri.

Chiusa la prima frazione senza troppi sussulti ed in perfetta parità, sia di punteggio che di uomini, nonostante un fallo killer da rosso diretto di Lulic su Totti, la ripresa è ripartita sulla falsa riga dei primi 45', con la Lazio a far gioco e la Roma attendista. Una manciata di minuti di stasi, poi, dal 60', si è accesa la luce, grazie agli innesti dalla panchina che hanno dato nuova linfa al match: dentro Pjanic e Ibarbo per Keita e uno spento Totti da una parte, Djordjevic per Mauri dall'altra.

Si è arrivati così al quarto d'ora di fuoco finale, con il botta e risposta che ha premiato i giallorossi: 1-0 di Iturbe su suggerimento di Ibarbo dalla destra; 1-1 di Djordjevic, puntuale a finalizzare la torre intelligente di Klose; 2-1 e tripudio finale della Roma con Yanga-Mbiwa, tempestivo a correggere di testa la punizione coi giri contati di Pjanic. Ride, così, al fotofinish la squadra di Garcia, che condanna ad una settimana d'inferno i biancocelesti.

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