Se il buongiorno si vede dal mattino, allora sarà una lunghissima stagione, ciononostante sarebbe da folli giudicare il lavoro di una squadra e di una società dopo soli 90 minuti di gioco. Detto ciò, domenica 23 agosto gli azzurri sembravano essere allenati ancora dall’ex vate spagnolo Benitez, quell’allenatore cioè che, di prestazioni del genere sui campi di provincia ne ha prodotte in quantità industriale, perlomeno da febbraio a maggio.

La squadra di Sarri ha giocato bene forse solo i primi 10/15 minuti, regalando poi il pallino del gioco al più attento, famelico ed organizzato Sassuolo di Di Francesco.

I migliori in campo

Nella gara del Mapei Stadium si fa fatica a trovare qualche calciatore che abbia reso secondo le proprie potenzialità o, quantomeno, che abbia accarezzato la sufficienza. Gli unici a salvarsi nell’inattesa e comunque dolorosa disfatta di Reggio Emilia sono: il capitano Hamsik e l’eroico portiere Reina.

Il primo, bravo ad interpretare il nuovo ruolo cucitogli addosso dal tecnico cresciuto a Figline, per merito non solo dell’unico lampo azzurro del match, ma anche per la mole di gioco prodotta e per i costanti corretti movimenti fatti vedere. Il secondo invece, grazie ai suoi interventi miracolosi, specie nella prima frazione di gioco, ha permesso agli azzurri di non subire un passivo peggiore. Da rivedere Chiriches, apparso alcune volte in seria difficoltà sulle accelerazioni di Defrel, e Valdifiori, che specie nei primi 45 minuti di gioco, non è riuscito a dettare i propri ritmi con i suoi lanci e le sue precise geometrie.

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I peggiori del Napoli

La lista, in questo caso, potrebbe essere lunga, lunghissima per via della scialba prestazione di molti calciatori partenopei. A tradire di più la fiducia dei tanti tifosi accorsi allo stadio, però, figurano Raul Albiol, Maggio, Insigne, Hysaj e, cosa non secondaria, Sarri. Eh sì perché l’allenatore ex Empoli, giunto alle falde del Vesuvio sotto i migliori auspici ed il favore di tanti addetti ai lavori, ieri ha dimostrato di aver trasmesso poco ai calciatori scesi in campo.

Appena 10 minuti di Napoli alla Sarri e poi? Poi black out totale con una squadra confusionaria, superficiale, poco corta e in continua sofferenza. In più, cercando di esorcizzare pensieri vicini alla dietrologia, sia la formazione schierata (con Allan fuori) che i cambi, non hanno convinto i già criticissimi supporters azzurri. Insomma, il rischio, tutt’altro che peregrino è che da un integralismo tattico se ne passi ad un altro nella lenta trasformazione del 4-2-3-1 nel 4-3-1-2.

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