L’assoluzione adesso è definitiva. La Caf che ieri si è riunita per esaminare le carte presentate dal Procuratore Federale Stefano Palazzi, nel respingere la richiesta di revocazione delle precedenti sentenze assolutorie per il Genoa e Omar Milanetto, ha consegnato alla storia la vicenda Lazio-Genoa del 2011. La partita non fu modificata nel suo regolare svolgimento, ma per averne la certezza sono serviti oltre quattro anni e una miriade di personaggi che saranno ricordati come meteore, non senza aver fatto danni. Noi, nel nostro piccolo, lo avevamo previsto.

Un’annata speciale

L’annata 2010/11 fu particolare per il calcio genovese. Dopo lustri di superiorità sul campo e dopo che da qualche anno il vento stava cambiando, la Sampdoria retrocesse in B mentre il Genoa, pur reduce da un anno deludente, restò in A. Genoa che solo pochi mesi prima aveva salutato Gian Piero Gasperini per poi riabbracciarlo qualche anno, ma col senno di poi ha schivato un proiettile se non una raffica di mitra.

Da Genova, già nel 2005, partì l’indagine che avrebbe condotto al doppio passo indietro, dalla A appena conquistata alla C1, un Genoa assente dalla massima serie dal 1995.

Le trappole schivate

Nel 2010/11 tutti ricordano il derby di Boselli, sebbene non troppi sottolineano il recupero prodigioso di Antonelli e l’assist al bacio di quel Milanetto reo, secondo qualcuno, di ‘regalare’ un derby dal sapore di colpo di grazia.

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Serie A Genoa

Quell’esultanza colma di rabbia, l’ex numero 77 polemico con chi lo attaccava accusandolo di non onorare la maglia, quel contesto di calcioscommesse dilagante e quel calendario simile a una trappola, costituiscono ancora oggi un interrogativo su cosa sarebbe potuto succedere se certe gare fossero finite in un certo modo. Il Genoa di Davide Ballardini, perfino inimicandosi parte di tifoseria, liquidò una a una tutte le formazioni impegnate nella lotta per la salvezza, finendo quasi per consentire la salvezza della Samp.

L’inchiesta riguardante Lazio-Genoa partì da Cremona ma a condurla c’è stato un Pm che non ha avuto riguardo alcuno nel definirsi ‘tristemente sampdoriano’ dato l’andamento della Samp di allora. Sampdoriani erano anche i Pm genovesi Alberto Lari e Maurizio Arena, in grado di condurre in porto la nave con maggior fortuna rispetto al collega cremonese, Roberto Di Martino.

Il solerte Palazzi

Se questi Pm furono i condottieri sul fronte ordinario delle inchieste, sul fronte sportivo fu Stefano Palazzi il più solerte nel tentare di ripetere la caccia al Grifone e al suo presidente Preziosi, perfino arrestato per i fatti del 2005, stessa cosa avvenuta a Milanetto per l'inesistente combine con la Lazio.

Del resto nel 2005, nonostante dubbi processuali e di contesto mai chiariti (si parla di un solo anno prima dallo scoppio di Calciopoli) l’operazione Genoa-Venezia riuscì alla perfezione ad un Palazzi che, dato l’andamento del campionato 2010/2011 con un Genoa senza vena di regali o di risultati ‘strani’, si dovette attaccare a un latitante più volte smentito. Risultato? La Caf ritenne inammissibile un nuovo processo verso il Genoa e Milanetto, non sussistendo elementi che lo giustifichino.

Il Genoa si liberò da un fardello, sebbene intercettazioni mal trascritte e false dichiarazioni costrinsero alla fuga Milanetto e fatto perdere a Mimmo Criscito l’Europeo del 2012. In mezzo a tanti ha pagato uno che non c’entrava nulla. Destino comune a quello del Genoa che rimase nel cuore del ragazzo di Cercola.  

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