Mercoledì nove dicembre Rudi Garcia contro il Bate Borisov non si gioca solo la Champions league, bensì la sua stessa permanenza a Roma. I giallorossi non riescono a decollare e sabato scorso non sono andati oltre il pareggio contro il Torino. La squadra mostra diversi punti deboli: la difesa traballa troppo, con i due centrali Rudiger-Manolas che spesso sembrano non avere intesa. Mentre sugli esterni, a destra Florenzi dà spesso la sensazione di essere fuori posizione, mentre Maicon è ormai da tempo lontano parente di quello visto all'Inter.

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A sinistra il francese Digne, dopo l'esplosivo inizio di stagione, sembra già altalenante.

Se a centrocampo arriva qualche soddisfazione in più, con la ritrovata leadership di De Rossi e i gol di Pianjc (ben sette reti finora in campionato), in attacco le cose vanno molto meno bene.

Dzeko doveva essere il nuovo Batistuta, ma ha segnato solo tre reti in 12 presenze. Gervinho è ricascato nei soliti problemi fisici, con Salah che gli fa compagnia da un po’ in infermeria. I loro sostituti non danno le stesse garanzie, con Iturbe che conferma la scarsa verve in quel di Roma già mostrata lo scorso anno e Iago Falque che non va oltre l'essere un buon giocatore.

Insomma, tanti problemi da risolvere per l'allenatore francese, che già viene dato sull'orlo di un precipizio chiamato esonero. Si parla con insistenza di alcuni ritorni come Spalletti e perfino Capello. O di soluzioni più economiche che portano il nome di Francesco Guidolin. Ma a parte gli immancabili toto-nomi associati alla panchina, altri nomi aleggiano come fantasmi a Trigoria: quelli dei giocatori lasciati partire, che stanno facendo bene altrove.

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Vediamo di seguito chi sono.

In attacco: Ljajic, Destro, Dumbia e i giovani

Quando si parla di rimpianti, i primi nomi che vengono in mente sono quelli di Ljajic e Destro. Il primo è diventato il bomber e il punto fermo dell'Inter di Roberto Mancini. Il suo modo di giocare si sposa bene con le idee del tecnico di Jesi, sebbene inizialmente non abbia quasi mai giocato. A questa Roma in crisi di gol e fantasia, avrebbe fatto molto comodo. D'altronde, tutto sommato, ogni qualvolta è stato chiamato in causa coi giallorossi, ha fatto quasi sempre bene. Un po’ diverso il discorso di Mattia Destro, che alla Roma qualche chance in più l'ha avuta e non ha brillato. Mentre a Bologna da quando è arrivato Donadoni ha ripreso il vizio del gol. Sempre in attacco, altrove è rinato pure un certo Doumbia, che ritornato in quel di Mosca, ha ripreso magicamente a segnare. Anche in Champions. Mentre nella Capitale veniva addirittura deriso. Si sta prendendo la sua bella rivincita, con 11 reti in 13 partite tra campionato e Champions.

Poi ci sono i giovani: Sanabria, in prestito allo Sporting Gijon, si è preso la ribalta della Liga con una tripletta. Il 19enne Pellegrini ha segnato il primo gol in A nella sfida tra Sassuolo e Sampdoria.

In difesa: Astori, Romagnoli e Benatia

Nell'incipit abbiamo parlato dei problemi difensivi dei giallorossi. In questo reparto qualche partenza importante non manca. Basti citare Astori, non riscattato dal Cagliari, finito alla Fiorentina (dopo un clamoroso mancato acquisto del Napoli), dove finora ha collezionato 13 presenze tra campionato ed Europa League, con una media superiore alla sufficienza. E forse la Roma non voleva neppure lasciarla. E cosa dire di Romagnoli, che al Milan non sta brillando, anche se forse non solo per demeriti propri. Lasciato partire per 25 milioni, una cifra importante ma quello che viene definito ''il nuovo Nesta'' poteva servire certo alla causa giallorossa. Infine, si potrebbe scomodare anche la cessione di Benatia, che di recente non ha nascosto la voglia di tornare a Roma dove ha molti amici. E chissà che non ci torni, magari riavendo al proprio fianco lo sfortunato Castan reduce da un'operazione delicata al cervello. Per riformare una coppia che ha fatto sognare i tifosi romanisti.