C’è chi sa solo pareggiare, chi impreca per un rigore fallito allo scadere che avrebbe anche potuto cambiare il corso della stagione, più che di una singola partita, e chi crolla proprio, rimettendoci pure l’allenatore. Sarà… il cambio di nome, oppure il fatto che la categoria è tuttora per aria a causa dell’attesa per il ricorso della Vibonese, che sarà discusso venerdì e ha ottime chances di venire accolto, fatto sta che mai come in questa stagione, che sulla carta sarebbe dovuta essere meno equilibrata rispetto alla precedente, o meglio ugualmente incerta, ma con meno qualità, i classici pronostici della vigilia sono già stati messi in discussione.

Pisa da psicanalisi

Diventati carta straccia magari ancora no, perché alla fine i valori, almeno in parte, emergeranno, ma certo vedere Pisa, Alessandria e Lecce mettere insieme la miseria di 7 punti in altrettante partite, frutto di una sola vittoria, deve fare riflettere più che coloro che si sono sbilanciati, chi le squadre le ha costruite e le manda in campo. I mali che affliggono le tre grandi sembrano diversi, come differente è il grado di preoccupazione. I toscani, oltre che con il rigore fallito da Eusepi a Monza, puntano il dito su un mercato ricco, ma non troppo, oltre che sul già citato ostracismo di Gautieri al cambio di modulo, a quel passaggio dal 4-3-3 al 4-3-1-2 che esalterebbe di più le qualità dei propri giocatori offensivi e darebbe più imprevedibilità alla manovra.

Curiosamente, è questo lo stesso errore costato al tecnico napoletano la panchina della Ternana la fine dello scorso inverno e curiosamente pure adesso, seppur timidamente, si fa già il nome di Fabio Liverani (omonimo del portiere del Monza che ha respinto il rigore di Eusepi...) come possibile erede del ‘Gaucho’ qualora la svolta non si materializzasse in tempi brevi.

A Gautieri verrà data più di un’altra occasione, quindi a meno di crolli imprevisti la panchina reggerebbe pure in caso di mancata vittoria nella prossima partita, che il calendario ha beffardamente posto in casa della Viterbese, rivelazione sola in testa a punteggio pieno. Di sicuro, tuttavia, l’organico dei nerazzurri vale di più rispetto all’attuale classifica, quindi è inevitabile che la proprietà si aspetti altro.

Alessandria ingrigita

Stesso film pure ad Alessandria, dove non resta che affidarsi alla cabala: di solito partire bene e volare in inverno non ha portato bene, ora però si rischia l’effetto opposto. La creatura di Stellini ancora non va, qualche dubbio sul mercato condotto c’è e lo stesso passaggio da una guida esperta (Braglia e poi Pillon) ad un esordiente lascia perplessi. Non era meglio ripartire dal tecnico trevigiano, che era comunque riuscito a condurre una nave barcollante alla finale playoff? Forse, a meno che dietro al nuovo progetto non ci sia qualcosa vicina alla parola ridimensionamento. Al popolo grigio spera che accada quanto successo alla Cremonese, promossa lo scorso anno proprio al termine di un braccio di ferro con i piemontesi, nella stagione in cui le ambizioni sembravano essersi ridotte.

Il Lecce svolta

Dulcis in fundo il Lecce, già in piena rivoluzione tecnica. Il tecnico Roberto Rizzo si è dimesso dopo il crollo contro il Catania dell’ex Lucarelli: motivi personali ma, come già successo dopo le prime dimissioni della categoria, quelle di Matrecano alla Viterbese, il sospetto è che i primi passi falsi della stagione, Coppa Italia compresa, abbiano inciso sulla decisione del cuore giallorosso. La squadra c’è, il tempo per risalire pure e l’ambiente è compatto, quindi non resta che scegliere l’allenatore giusto, con le motivazioni giuste e il credo tattico giusto: in questo senso può essere un salto nel buio affidarsi al “rivoluzionario” De Zerbi, a differenza del più tradizionalista Mimmo Toscano, a caccia di rivincite dopo la delusione di Avellino e già abituato a vincere in Lega Pro (cosa che De Zerbi non ha ancora fatto).

Girone A, Triveneto ridens

Per il resto la categoria mette in mostra la crescita del Siena, che ringrazia subito Guberti e le difficoltà dell’Arezzo di Belucci, peraltro prevedibili: ma, si sa, non ci si inventa tecnici da un giorno all’altro. E il girone B? Poco da dire, se non che si va verso un dominio dell’area triveneta: come già anticipato, il Vicenza sembra essere l’unica grande in grado di rispettare i pronostici. Se non segna De Giorgio c’è Comi e sempre Valentini che conserva: la piazza ha recuperato entusiasmo e gli avversari non sembrano all’altezza. Aspettando il Padova, la continuità del Pordenone e conferme dalla Triestina, già migliore attacco. Ma del resto Porcari ed Arma non sono acquisti di chi si accontenta.