Una stoccata a chi si sta “prendendo cura” di Andrea Belotti, una mano tesa, ma con un ironico avvertimento, al var e una stroncatura, velata ma decisa, a Sinisa Mihajlovic. La seconda sosta di campionato è l’occasione per fare un primissimo bilancio della stagione, impossibile dopo il primo stop, avvenuto a fine agosto con appena due giornate disputate e il mercato ancora aperto.

Torino, il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

Non che ora sette giornate siano sufficienti per capire quale tipo di torneo dovranno disputare le 20 formazioni di Serie A, ma pregi e difetti sono cominciati ad emergere e sullo sfondo si intravede addirittura la sagoma del mercato di gennaio, ultima ciambella di salvataggio per chi in estate non ha centrato i propri obiettivi nella campagna di rafforzamento, o semplicemente li ha sbagliati.

Ecco allora che il presidente del Torino Urbano Cairo ha preso la parola a margine di per fare un primo punto sulla stagione della propria squadra. Non facile capire se il bicchiere sia mezzo pieno o no: la classifica è in linea con le aspettative, ai margini della zona Europa League, obiettivo dichiarato della stagione, e con davanti solo formazioni oggettivamente inarrivabili, come mostrato dal derby, e al fianco del Milan, da tutti dato come pretendente allo scudetto. Ovvio però che dietro a questa inattesa parità ci siano più i demeriti del Diavolo in costruzione che i meriti di un Torino che deve ancora cercare la propria quadra dal punto di vista tattico.

Calendario: ora si fa dura

Il calendario infatti non fa stare tranquillo Mihajlovic, che a parte la Juventus deve ancora affrontare le prime della classe, per un tour che comincerà la seconda gara dopo la sosta, in casa contro la Roma. Ovvio allora che per il tenore degli avversari incontrati ci si sarebbe aspettato qualche punto in più, magari quattro, in casa tra Sampdoria e Verona, per una tendenza che sembra ribaltare quella della passata stagione, quando il Toro non seppe mai imprimere continuità di rendimento alla propria marcia esterna.

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Ora è l’esatto contrario, perché a Benevento e a Udine le vittorie sono arrivate al termine di due prestazioni non memorabili: grigia e fortunata la prova contro i sanniti, positiva solo dalla cintola in su quella della “Dacia Arena”. Insomma, i difetti sembrano essere sempre gli stessi della passata stagione: poco equilibrio e una fase difensiva che lascia scoperto troppo spesso il reparto arretrato agli uno contro uno, problema serio se si pensa che in mezzo alla difesa non abbondano i giocatori veloci.

Pre-derby, Cairo stronca Mihajlovic

Nella propria analisi comunque Cairo non ha voluto arrampicarsi in analisi tecniche, lasciate come sempre alla competenza dell’allenatore, al quale è comunque arrivata una tirata d’orecchie per l’avvicinamento al derby e quella frase infelice ("Sarà la sfida tra il popolo e i padroni"): “ll Derby non è giudicabile, abbiamo giocato praticamente tutto l’incontro in dieci uomini. Non avrei però detto la frase “padroni contro il popolo” pronunciata da Mihajlovic. A lui dico di non mettersi in queste cose politiche, ma penso che comunque non avesse caricato troppo la partita”.

Osservazione pacata, ma decisa, che trova peraltro molti consensi tanto nella critica, quanto nel mondo dei tifosi del Toro, pur generalmente non certo ben disposti verso lo strapotere economico della Juventus e soprattutto schierati in maniera quasi compatta dalla parte dell’allenatore serbo. La preparazione dei derby dal punto di vista mediatico è comunque un problema annoso in casa del Toro per i vari allenatori che si sono succeduti in panchina. Paradossalmente più facile è stato l’approccio dei parecchi mister che hanno avuto tra le mani “versioni” di Toro alquanto più deboli dei bianconeri, pure non dominanti come oggi: a quel punto buttarla sul cuore e sulla grinta, seppur invano, era inevitabile.

Ma ora che, con l’ultimo Ventura prima e Mihajlovic dopo, anche il Torino può dire la propria sul piano tecnico, usare metafore d’annata può non essere producente, considerando che già l’ambiente arriva fin troppo carico all’appuntamento.

Cairo tende una mano al Var

Cairo ha poi parlato dell’altro tema forte di questi giorni in casa granata, le sfortune legate all’utilizzo del Var. La tecnologia in supporto agli arbitri non sta infatti portando bene alla squadra di Mihajlovic, palesamente, seppur fortuitamente, danneggiata contro il Bologna al debutto e contro il Verona, senza pensare al rigore non concesso nel finale contro la Sampdoria.

Tra episodi da casistica, come il gol annullato a Berenguer al “Dall’Ara” e improvvidi interventi dei “varisti”, come nel gol di Kean, i motivi per recriminare non mancano, ma Cairo non si è unito al coro degli “anti-tecnologici”: “Il Var ci ha penalizzato due o tre volte, ma resto convinto che sia una buonissima cosa e che anche gli arbitri debbano prendere le misure. Siamo solo alla settima giornata e dovrebbero essere entrati nel meccanismo Var: il Torino si candida ad essere cavia…” l’ironia di Cairo. Ci si vede alla prossima sosta. Con il Var. E con Sinisa.

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