L'annuncio dopo una delle settimane più nere delle sport italiano. Dopo una settimana di passione è arrivato oggi il (secondo) annuncio che tutta Italia stava aspettando: Carlo Tavecchio ha presentato le dimissioni dalla guida della Federcalcio. Al termine di quella che probabilmente sarà ricordata come la settimana più straziante per lo sport azzurro degli ultimi sessant’anni, iniziata con l’eliminazione dai prossimi Mondiali di Calcio a Russia, proseguita con l’addio di Buffon, De Rossi e Barzagli e con il licenziamento di Ventura, è arrivato anche il primo ed auspicato epilogo.

Una sorta di conclusione del primo capitolo, o poco più.

Già, perché quello che è accaduto in occasione delle giornata campale del Consiglio FIGC, con le dimissioni del classico «Dead Man Walking» giunto a maturare questa decisione quando ormai aveva le spalle al muro e nessuno credeva più ai suoi progetti di rilancio del calcio italiano, non può che essere inteso come un punto di inizio, certo non come la fine.

Il 'sistema calci'o italiano è da rifondare e questo ormai trova tutti d’accordo, ma per progredire bisognerà mettere d’accordo tante componenti, dalla Lega Pro, per la quale uno dei consiglieri in quota è l’ex presidente FIGC Giancarlo Abete, all’Associazione Nazionale Arbitri, dalla Lega Nazionale Dilettanti all’Assocalciatori di Damiano Tommasi. Uno che, per dirla a chiare lettere, ha dalla sua parte molti dei giocatori più carismatici del panorama italiano.

Ora tutti chiedono che al centro della discussione ci sia il progetto sportivo, partendo magari da un Commissario Tecnico che sappia essere punto di riferimento credibile e che, probabilmente, non sarà Carlo Ancelotti. Una discussione che ripartirà con un Commissario individuato dal CONI e dal suo presidente Giovanni Malagò, uno dei primi a chiedere le dimissioni di Tavecchio. Un Commissario che a sua volta dovrà far parlare e coesistere anche altre due componenti fondamentali nel pianeta calcio dell’italica penisola come le Leghe di Serie A e di Serie B.

Un esempio per altri presidenti federali?

Tanto tuonò che piovve dunque, ed il povero Tavecchio che, dopo aver annunciato la propria «indisponibilità» a dimettersi, si è rimangiato quanto detto per evitare la defenestrazione pubblica. Alla fine dunque il presidente di una Federazione come quella del Giuoco Calcio si è dimesso in seguito ad una clamorosa, forse la più clamorosa, débâcle. Lo ha fatto travolto da un’ondata mediatica e sociale mai registrata prima.

Un gesto doveroso certo. Ma la stessa cosa non avrebbero dovuto fare anche i suoi colleghi Alfio Giomi, presidente della Federazione Italiana Atletica Leggera, dopo le disastrose Olimpiadi di Rio de Janeiro, o Gianni Petrucci, presidente della Federazione Basket, dopo la mancata qualificazioni della Nazionale alle stesse Olimpiadi brasiliane in conseguenza della sconfitta a Torino contro la Croazia?

Si parla sempre della fine di un ciclo tecnico. Non sarebbe meglio prendere atto che anche i cicli politici hanno una fine?

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