Ci sono cose che non cambiano con gli anni, come gli ingredienti di quella cucina paesana, poveri e semplici a tal punto da renderla unica. Anfield Road non è uno stadio qualunque e l'atmosfera nella tana del Liverpool è rimasta più o meno uguale, nonostante l'impianto sia stato adeguato ai moderni standard architettonici e di sicurezza. Oggi sono rimasti davvero in pochi gli stadi dove il calcio si respira a pieni polmoni ed Anfield è uno di questi. È un'aria acre, ma invitante e sotto la Kop, la madre di tutte le Kop d'Inghilterra, diventa così densa da sentirne il contatto sulla pelle. L'odore dell'erba, il coro del leggendario 'You'll Never Walk Alone', lo storico inno del Liverpool che riesce a mettere i brividi anche nel calcio tecnologico dei secondi anni 2000, il grido della gente che diventa un ruggito.

I reds attendono la Roma nel match d'andata delle semifinali di Champions League e per gli appassionati di calcio più maturi è come vivere un revival. Trentaquattro anni fa il teatro non era Anfield, ma lo stadio Olimpico. Per il Liverpool sarebbe stata una delle tante vittorie, per la Roma sembrava il treno di una vita irrimediabilmente perso. Talvolta però i treni, anche quelli che percorrono i binari della Storia, possono ripassare.

Due squadre rivelazione

Liverpool e Roma, pertanto, si affronteranno questa sera ad Anfield con inizio fissato alle ore 20.45. Si tratta di una semifinale assolutamente non pronosticata e se c'è una cosa che accomuna le formazioni di Jurgen Klopp ed Eusebio Di Francesco è il modo sorprendente, ma meritato con cui sono giunte a contendersi l'accesso all'ultimo atto di Champions League.

La Roma era inserita in un raggruppamento proibitivo con Chelsea ed Atletico Madrid ed i giallorossi non solo hanno passato la fase a gironi, ma l'hanno fatto come primi della classe. Poi, dopo un sofferto ottavo di finale con gli animosi ucraini dello Shakhtar Donetsk, hanno incredibilmente eliminato il Barcellona di Messi grazie al roboante 3-0 dell'Olimpico che ha ribaltato l'1-4 subito al Camp Nou.

Il cammino del Liverpool è partito addirittura dagli spareggi in cui i reds hanno fatto fuori i tedeschi dell'Hoffenheim; poi un percorso denso di emozioni nella fase a gironi caratterizzato da un attacco esplosivo con 23 reti realizzate in 6 gare. Gol a raffica anche negli ottavi contro il Porto ed il capolavoro nella sfida 'fratricida' con il Manchester City, fresco campione d'Inghilterra, sconfitto da Salah e compagni sia all'andata che al ritorno.

Roma e Liverpool hanno dunque fatto fuori due favorite per la conquista della 'coppa dalle grandi orecchie', ma qualcuno ha già sussurrato che la vera finale del trofeo è in realtà l'altra semifinale, quella tra Bayern e Real Madrid. Tenuto conto che tanto la Roma quanto il Liverpool, in base alle previsioni iniziali, non dovevano arrivare così lontano ed una delle due arriverà comunque a Kiev il prossimo 26 maggio, preferiamo andarci cauti con le sentenze anticipate. Tanto la Kop di Anfield quanto la Curva Sud dell'Olimpico, zoccolo duro delle rispettive tifoserie, possono sognare qualunque cosa, anche la Champions League.

La finale del 1984

Sono cinque i precedenti ufficiali tra Roma e Liverpool e sorridono agli inglesi.

Il primo è una favola senza lieto fine per i giallorossi, la storia di un sogno volato via: la finale di Coppa dei Campioni 1983/84 che la Roma disputò in casa, allo stadio Olimpico. Le immagini scorrono praticamente in slow motion, meriterebbero la colonna sonora di Rick Wakeman: il vantaggio inglese siglato dall'inossidabile Phil Neal su un'azione viziata comunque da una netta carica al portiere romanista Franco Tancredi. Poi il pareggio di Roberto Pruzzo che porta lo score sull'1-1 ed una battaglia calcistica di rara intensità che si protrae nei tempi supplementari. Il risultato non cambia e si va pertanto ai rigori: sbaglia Nicol ed Ago Di Bartolomei porta la Roma in vantaggio. Il Liverpool però non sbaglia più, mentre sull'altro fronte Bruno Conti e Ciccio Graziani 'ciccano' dal dischetto, quasi ipnotizzati dalle finte irriverenti del pittoresco portiere Bruce Grobbelaar.

La sequenza dagli 11 metri si era già tinta di giallo nel momento in cui il 'divino' Paulo Roberto Falcao si era rifiutato di battere il rigore: "ero esausto", dirà anni dopo il fuoriclasse brasiliano. I tifosi della Roma, amareggiati tanto dalla sconfitta quanto dal comportamento del loro uomo-simbolo, nonostante quella coppa finita ancora una volta a Liverpool (sarebbe stata la quarta delle cinque complessive vinte dai reds), tributeranno comunque ai giocatori un commovente applauso.

Gli altri precedenti

La Roma avrebbe ritrovato il Liverpool negli ottavi di finale della Coppa Uefa 2000/2001. Era la Roma di Fabio Capello, di Francesco Totti, Aldair e Batistuta ed anche dell'attuale tecnico, Eusebio Di Francesco, un'altra grande Roma che avrebbe vinto il suo terzo scudetto.

Eppure il doppio turno con i reds resta una 'macchia' di quella stagione perfetta. Il passaggio del turno sarebbe stato compromesso già all'andata con la sconfitta casalinga, 0-2 firmata dalla doppietta dell'ex golden boy del calcio inglese, Michael Owen. Al ritorno, grazie ad un gol di Guigou, la Roma si sarebbe presa comunque la soddisfazione di una prestigiosa, ma inutile vittoria ad Anfield Road. L'ultima volta che le due squadre si sono ritrovate di fronte risale alla stagione successiva, Champions League 2001/2002, nella seconda fase a gironi: 0-0 all'Olimpico e successo degli inglesi nella loro tana, 2-0, reti di Litmanen ed Heskey che costeranno ai giallorossi l'eliminazione proprio a vantaggio dei reds.

C'è dunque una tradizione negativa per gli uomini di Di Francesco, ma le tradizioni sono fatte anche per essere violate.

Le probabili formazioni

Probabile che Di Francesco si affidi alla 'squadra perfetta', quella che ha asfaltato il Barcellona. Ci attendiamo dunque un 3-4-2-1 con Alisson tra i pali; Fazio, Manolas e Juan Jesus a comporre la linea difensiva. A centrocampo Florenzi e Kolarov agiranno sugli esterni con De Rossi e Strootman in posizione centrale. In avanti il duo Under-Nainggolan a supporto dell'unica punta, Edin Dzeko. Sull'altro fronte, Jurgen Klopp sa benissimo che la qualificazione alla finale di Kiev potrebbe passare essenzialmente da una convincente e larga vittoria ad Anfield, ci attendiamo pertanto una squadra molto offensiva.

I reds hanno il miglior attacco della Champions con complessivi 39 gol messi a segno. Il tecnico tedesco dovrebbe dunque schierare il canonico 4-3-3 con Karius in porta, Alexander-Arnold e Robertson esterni in difesa con Lovren e Van Dijk in posizione centrale. Nel settore nevralgico dovrebbero giocare Chamberlain, Henderson e Milner, in avanti il temuto tridente Salah-Firmino-Mané. Proprio l'ex Mohamed Salah è il giocatore più temuto dalla retroguardia giallorossa. La Roma aveva fatto un affarone dal punto di vista economico cedendolo al Liverpool per ben 42 milioni di euro più 8 di bonus nell'estate dell'anno scorso, ma Klopp ha trasformato l'attaccante egiziano in una sorta di cobra dal morso letale: tra Premier League, FA Cup e Champions, i suoi gol stagionali sono 41 in 46 gare ufficiali: cifre che non hanno bisogno di alcun commento.

Liverpool-Roma: le sensazioni

Sarà una bella partita ad Anfield. La Roma è l'unica superstite italiana in Champions, meno accreditata di Juventus e Napoli all'inizio del torneo, ma delle tre è certamente quella che ha fatto vedere il miglior calcio. Il Liverpool era la più bistrattata tra le formazioni inglesi, ma è quella giunta più lontano a suon di gol. Il confronto, se visto nell'ottica del calcio europeo dei giorni nostri, è pertanto tra due formazioni che hanno superato le più rosee previsioni. Stasera e tra una settimana nel match di ritorno dell'Olimpico, entrambe si giocano qualcosa di pazzesco che solo pochi mesi fa era considerata pura utopia. Abbiamo la sensazione che, comunque vada, la lunga storia del calcio scriverà una nuova favola ed è estremamente confortante in un calcio come quello dei giorni nostri, dove sovente le stagioni sembrano il frutto di un copione già scritto.

"Molte persone credono che il calcio sia una questione di vita o di morte, ma non è così: posso assicurarvi che si tratta di una questione molto più importante". Lo disse il leggendario allenatore del Liverpool, Bill Shankly, molti anni fa. Ad Anfield Road ci credono ancora, a Roma probabilmente lo hanno imparato nel 1984.

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