A Milano, il 27 ottobre 2026, si è tenuta una riunione informale cruciale tra i club di Serie A, focalizzata sulla delicata scelta del candidato alla presidenza della FIGC. L'incontro, svoltosi in modalità remota, si è concluso senza che emergesse una posizione compatta tra le società. Il confronto ha infatti evidenziato una netta divisione tra l'ipotesi di sostenere Giovanni Malagò e quella di appoggiare Adriano Galliani, confermando una fase di profonda interlocuzione interna alla Lega A, ancora priva di una linea comune definita.
Al collegamento hanno preso parte 14 club, mentre sei delle società più rappresentative del campionato – Inter, Juventus, Milan, Lazio, Roma e Napoli – hanno scelto di non partecipare.
Il dato politico più rilevante emerso è la persistente mancanza di un orientamento condiviso: la discussione non ha portato alla formazione di un blocco unitario, né a favore di Malagò né a sostegno di Galliani, lasciando il dibattito completamente aperto e il quadro politico della Lega A ancora in divenire.
Il dibattito sulla coerenza e l'esperienza
Durante la riunione, il profilo di Adriano Galliani è stato ampiamente riconosciuto come autorevole, con un chiaro apprezzamento del suo peso e della sua vasta esperienza nel panorama del calcio italiano. Nonostante questo riconoscimento, alcuni club presenti hanno richiamato l'attenzione sul recente sostegno espresso dalla Lega A a favore di Giovanni Malagò, sollevando interrogativi sulla coerenza della linea precedentemente adottata.
La domanda centrale emersa tra le società è stata: quali motivazioni giustificherebbero un cambio di rotta rispetto a una scelta maturata solo pochi mesi prima?
Un ulteriore elemento di riflessione e prudenza ha riguardato la valutazione dell'operato di Giovanni Malagò. Secondo alcune posizioni espresse, il suo lavoro alla guida federale può essere giudicato in modo compiuto solo dopo un periodo più esteso, poiché i pochi mesi trascorsi sono stati ritenuti un arco temporale troppo limitato per trarre conclusioni definitive. Anche per queste ragioni, la riunione non è riuscita a produrre una decisione univoca, ma ha piuttosto fotografato un equilibrio ancora mobile e una situazione fluida all'interno della Lega.
La Lega A senza una sintesi condivisa
Il passaggio più significativo e preoccupante emerso da questo incontro è l'evidente assenza di compattezza tra le società di Serie A. La riunione era stata concepita con l'obiettivo primario di verificare l'esistenza delle condizioni per convergere su un candidato condiviso alla guida della Federcalcio. Tuttavia, l'esito ha rivelato sensibilità profondamente diverse e un confronto ancora in pieno svolgimento. La posizione complessiva della Lega A, in questo contesto, appare tutt'altro che definita, riflettendo una frammentazione interna.
La partecipazione limitata a soli 14 club e, soprattutto, l'assenza strategica di sei società di primo piano come Inter, Juventus, Milan, Lazio, Roma e Napoli, rendono il quadro generale ancora più interlocutorio e complesso.
Sebbene il confronto abbia permesso di sondare gli orientamenti di una parte significativa del massimo campionato, l'assenza di queste importanti realtà ha impedito di raggiungere una sintesi complessiva e rappresentativa dell'intera Lega, lasciando aperta ogni possibilità per il futuro della presidenza FIGC.