Dagli inizi degli anni '60 fino a metà dei '90 in Emilia Romagna sono stati confinati con il "soggiorno obbligato" più di 3.500 appartenenti alle cosche mafiose. Il capostipite fu nel 1958 Procopio Di Maggio di Cinisi (in seguito condannato al maxiprocesso di Palermo e imputato per l'omicidio di Salvo Lima) che si insediò a Castel Guelfo (Bo); nel 1969 fu la volta di un parente di Totò Riina, Giacomo, che arrivò anche lui in provincia di Bologna e più precisamente a Budrio e iniziò a gestire il traffico di droga e armi con Turchia e Croazia.
A metà degli anni '70 Gaetano Badalamenti (capo della cosca Usa collegata a Galante Crimine) si insidia a Sassuolo (Mo).
Il sindaco della città dell'epoca, Alcide Vecchi, denuncia subito il fatto all'opinione pubblica sostenendo che dall'arrivo del boss la tranquilla cittadina famosa per le ceramiche stia diventanto un ricettacolo di criminali. A distanza di 20 anni anche il sindaco di Cattolica (Rn) denunciò il fatto che nel suo territorio c'erano il più alto numero di sorvegliati e al soggiorno obbligato: Ciro Mariano (partecipante nalla strage dei quartieri spagnoli) Domenico Lo Russo, Antonio e Domenico Esposito.
L'arrivo a Modena di Giuseppe "Peppinotto" Caterino trasforma la tranquilla città, famosa per l'aceto balsamico, in una vera e propria succursale di Casal di Principe; dal quel momento iniziano sparatorie e regolamenti di conti che portano il clan di Francesco Schiavone (Sandokan) a primeggiare sul territorio.
Secondo un rapporto di Sos-Imprese (l'associazione Confesercenti nata per difendere la libera iniziativa imprenditoriale, per opporsi al racket e resistere alla criminalità organizzata) in Emilia Romagna ed in particolare a Modena, Bologna e la riviera romagnola, il 5% dei commercianti paga il pizzo. La crisi economica e la concomitante chiusura al credito delle banche ha avvantagiato le cosche mafiose che hanno contanti da prestare a interessi spaventosi.
A Modena, Reggio Emilia e Parma sono presenti gruppi camorristici casertani dediti all'usura disposti a tutto per recuperare i loro soldi, con intimidazioni a persone ed incendi dolosi a pubblici esercizi, cantieri, mezzi di lavoro e automobili; mentre la 'ndrangheta ha il monopolio delle bische clandestine e del gioco d'azzardo.
In Emilia Romagna sono presenti 37 famiglie di 'ndrangheta, 12 rispettivamente di camorra e cosa nostra e una della sacra corona unita. La città meno sicura e Bologna seguita da Rimini (8° posto in Italia) e Modena (10°); le attività illegali più redittizie sono: traffico e spaccio di droga (la riviera romagnola è la zona più appetibile), prostituzione straniera, sfruttamento del lavoro in nero e il gioco d'azzardo. Estorsione, usura e riciclaggio di denaro sporco trovano, nella vicina Repubblica di San Marino terreno fertile per ripulire i loschi proventi.
L'Emilia Romagna è una delle regioni italiane con il più alto reddito ed in via di espansione ed è qui che la mafia trova terreno fertile. Basti pensare all'arrivo dell'Alta velocità, le tangenziali e le nuove corsie dell'autostrada che interessano quasi tutte le province emiliane.