Il Ministero della Salute del Sudan conferma ufficialmente: la grave epidemia di colera ha colpito il paese già martoriato da una guerriglia scoppiata il 15 dicembre scorso tra le forze del presidente Salva Kiir e i ribelli fedeli all'ex vice presidente Riek Machar.

L'epidemia non arriva del tutto inaspettata, infatti l'Oms aveva messo in guardia circa eventuali "problemi sanitari" legati come "sempre ai movimenti della popolazione", causati in questo caso dal citato conflitto, che ha costretto, secondo dati Onu, oltre un milione di persone ad abbandonare le proprie case.



Ad oggi i dati ufficiali dell'Oms parlano di 1.306 casi, fra cui 29 decessi nell'area della capitale Juba, ma si teme che l'epidemia possa crescere e colpire anche paesi limitrofi.

Le Nazioni Unite, l'Unicef e Medici senza Frontiere, sono scesi in campo per portare aiuto nelle zone colpite dalla malattia.

Apprendiamo dal sito di Medici senza Frontiere che, oltre ai centri esistenti (tre per il trattamento del colera e due per la reidratazione orale), hanno in programma di aprirne altri due entro la prossima settimana, in modo da fornire maggiore copertura.

Il governo ricorda di prendere alcune precauzioni di base: lavarsi spesso le mani e far bollire l'acqua per almeno una decina di minuti prima di berla o usarla per cucinare.

Il colera è un'infezione intestinale acuta, causata dal batterio Vibrio cholerae, che provoca diarrea e vomito. Può portare alla morte per disidratazione, ma può essere curato in maniera efficace, se preso in tempo, attraverso la reintegrazione dei liquidi perduti e reidratando il paziente con soluzioni orali o, nei casi più gravi, intravenose.