E' stato l'assessore alle Finanze del comune de L'Aquila, Lelio De Santis, a comunicare la decisione delle Poste Italiane di chiudere i propri uffici presenti nella provincia dell'Aquila dal 16 giugno al 13 settembre, rese necessarie dalla mancanza di personale e dalla esigenza di ridurre i costi.
Per ben 549 giorni i cittadini saranno privati di un "servizio essenziale", protesta De Santis, e ciò "creerà inevitabilmente disagi e problemi seri a tutta la popolazione e che penalizza, in particolare, le zone dell'Abruzzo interno che, a parole, tutti dicono di voler difendere e che, nei fatti continuano invece ad essere penalizzate pesantemente, a cominciare dallo Stato e dalle Aziende pubbliche" - aggiunge.
Disagi ai quali si sommeranno quelli che causerà la chiusura della linea ferroviaria da Sulmona a L'Aquila dal 21 luglio al 31 agosto, che verrà sostituita da un servizio pubblico gommato disagevole e inadeguato, considerata la forte pendenza della strada e la presenza di molte curve.
Limitazioni che certamente non possono esser viste di buon occhio da chi si adopera per la rinascita delle zone colpite dal grave sisma di 5 anni fa, dove migliaia di persone ancora oggi vivono fuori delle loro case, private della loro quotidianità, dei centri di aggregazione, delle piazze e dei servizi.
Un territorio, quello del capoluogo abruzzese che, dopo un quadro di devastazione, macerie e morte, cerca di risorgere; una città ricchissima dal punto di vista culturale e artistico, tanto da meritare gli appellativi di "Firenze d'Abruzzo" e "Salisburgo d'Italia" che, con gli oltre 200 cantieri del centro storico, sta tentando di recuperare la propria identità, di riportare alla luce i propri monumenti gravemente danneggiati dal sisma del sei aprile 2009.
I sindaci di molti dei comuni interessati da questa decisione e le organizzazioni sindacali di categoria hanno scritto una lettera di protesta indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, al Governatore della Regione Abruzzo, al Presidente della Provincia, al Prefetto dell'Aquila e all'Amministratore Delegato di Poste Italiane, affinchè venga revocata questa misura stabilita unilateralmente e venga, così, evitato un ulteriore disagio per le popolazioni aquilane.