La Calabria come sempre viene riportata alla luce per eventi tragici che riguardano la 'ndrangheta. A portarla sotto i riflettori mondiali è stata ancora stavolta un evento di 'malcostume'. Quell'inchino che forse costerà caro a qualcuno e che non andava fatto. Sembra, secondo quanto riporta l'Agi, che i primi 25 nomi hanno ricevuto l'iscrizione "tecnica" per associazione a delinquere, nel registro dell'inchiesta avviata dalla Dda di Reggio Calabria.
Quei trenta secondi sotto la residenza di Giuseppe Mazzagatti a Oppido Mamertina rischiano di diventare, per chi era presente e per il paese intero, un duro macigno da sollevare.
Ad essere stati iscritti a registro sono i portatori tra cui dovrebbe essere presente anche l'uomo che ha dato l'ordine alla statua della Madonna delle Grazie di bloccare la propria avanzata. Ora si cercherà di capire chi sono coloro che in rapporti con la cosca hanno deciso di effettuare 'l'inchino'.
La giustizia si trova purtroppo a combattere contro i mulini a vento non essendoci, come specifica il magistrato di Reggio De Raho, "un reato" contro cui combattere. L'unica cosa che sembra essere stata lesa in questa occasione sembra essere stata la dignità di quei cittadini onesti che cercano di distinguersi da ciò che la Calabria è ormai per il mondo.
Sono dure anche le parole del maresciallo dei Carabinieri che intollerante a ciò che stava accadendo per dignità della divisa ha richiamato i propri uomini allontanandosi dal corteo.
Il maresciallo Andrea Marino definisce la 'ndrangheta "un'odiosa forma di sopraffazione fra gli uomini". Il sottoufficiale dedica a tutta la propria comunità un grazie tramite Facebook. Scrive in alcune righe del lungo post "Li ringrazio per aver in qualche modo scalfito quel muro di silenzio, più duro del cemento. Li invito a non aver paura di essere liberi". Ci tiene poi a chiarire "da sei anni vivo qui con la mia famiglia e conosco tanta gente onesta e laboriosa". Conclude ringraziando la propria comunità per la stima dimostrategli.