Effettuavano dei blitz non autorizzati per sottrarre droga e denaro a pusher e immigrati da tenere per sé e poi rivendere a terzi. Pesanti condanne sono state inflitte a tre agenti della polizia ferroviaria di Milano Lambrate, sui quali pendevano varie accuse di associazione a delinquere, detenzione, spaccio di stupefacenti e peculato. Le sentenze di condanna emesse dal Gup Gennaro Mastrangelo, sono andate anche oltre le richieste della pubblica accusa: la maggiore è di 12 anni e 8 mesi, poi 11 anni e 5 mesi e infine 6 anni e 6 mesi.

Siccome il processo è avvenuto con rito abbreviato, le condanne sono state scontate di un terzo rispetto all'intera pena. Il pubblico ministero aveva chiesto un massimo di 11 anni di carcere. L'inchiesta è partita dalle denunce presentate circa un anno fa dal legale di alcuni immigrati, Debora Piazza, e nella scorsa estate aveva portato a diverse perquisizioni negli uffici della Polizia ferroviaria di Lambrate.

Dal processo è emerso che i tre poliziotti condannati attuavano dei blitz irregolari attraverso i quali portavano via a pusher e immigrati diverse sostanze stupefacenti, anche cocaina. Ma dalle indagini è scaturito che si appropriavano anche di denaro, gioielli, automobili e pistole. Lo scorso maggio, avrebbero addirittura preso due stranieri, chiudendoli in cella di sicurezza per alcune ore senza verbalizzare nulla. Per questo motivo sono stati accusati anche di sequestro di persona. I tre agenti finiti sotto processo avevano a disposizione un locale posto all'altezza dello scambio ferroviario di Otto Cima, a Milano, dove erano arrivati a conservare fino a 144 chili di hashish che, secondo l'accusa, erano destinati alla vendita a terzi. I due stranieri imprigionati illecitamente, costituitisi parte civile, hanno ottenuto risarcimenti pari ad una cifra di 3 mila euro cadauno, mentre ad altri due immigrati sono stati riconosciuti risarcimenti da quantificare in sede civile.