Dopo la notizia dell'infermiera contagiata mentre assisteva il missionario Manuel García Viejo, vi sarebbero altri tre casi sospetti, posti sotto osservazione, presso l'ospedale madrilegno Carlos III-La Paz. Ciò è quanto ha affermato, durante una conferenza stampa, l'amministratore della struttura sanitaria, Rafael Perez-Santamarina. I tre casi sospetti sono il marito dell'infermiera contagiata, che non presenta al momento i sintomi della malattia, un'altra infermiera che faceva sempre parte dell'equipe che ha assistito i missionari deceduti (quest'ultima presenta invece sintomi di diarrea ma non la febbre) e infine vi è un passeggero di un volo internazionale proveniente dall'Africa occidentale.

Al momento la prima infermiera contagiata è stazionaria e viene trattata con il siero di Paciencia Melgar: la suora che ha superato la malattia dopo aver assistito, in Liberia, il missionario Miguel Pajares, è rientrata in Spagna il 25 settembre.

Le accuse al Ministero della salute

La Federazione di Associazioni in Difesa della Sanità Pubblica (Fadsp) ha già definito "disastrosa e irresponsabile la gestione del ministro della sanità spagnolo", Ana Mato, e ne ha chiesto le dimissioni.

Il ministro Mato, oltretutto, invece di tranquillizzare l'opinione pubblica spagnola ed europea ha ottenuto l'effetto opposto, presentandosi molto tesa alla conferenza stampa dove doveva dare spiegazioni sulle possibili modalità di contagio dell'infermiera. Sebbene abbia garantito che i protocolli di sicurezza sanitaria siano stati rispettati, ciò non toglie che hanno permesso al virus di andarsene in giro per l'ospedale e per la città.

Non si esclude infatti che il virus abbia viaggiato in metropolitana con l'infermiera, possa essersi diffuso al supermercato, da amici e colleghi di quest'ultima, prima che comparisse la febbre.

Quello che è grave riguarda il fatto che l'infermiera aveva la temperatura corporea alterata già il 30 settembre e, pur sapendo che era stata a contatto con un contagiato, non è stata presa nessuna precauzione.

Eppure l'infermiera aveva assolto il suo compito correttamente, comunicando all'ospedale che aveva qualche linea di febbre. La risposta è stata di misurarsela e per i sei giorni successivi dalla morte del missionario la temperatura è rimasta sotto la soglia di allarme ebola dei 38,6 gradi. Partendo al presupposto che secondo gli scienziati un malato di ebola è contagioso solo nella fase sintomatica, ora occorre domandarsi se l'infermiera la fosse durante la settimana che ha avuto la febbre sotto la soglia di allarme.

Solo dopo aver accertato che l'infermiera era stata contagiata dal virus, il ministero della Sanità ha posto sotto osservazione 34 persone, di cui i 30 colleghi dell'infermiera che accudirono il missionario, due infermieri del pronto soccorso di Alcorcon e un medico. La lista si potrebbe allungare ed includere tutte le persone entrate a contatto con l'infermiera dal 30 settembre fino al suo ricovero con il riscontro del contagio.

Il Centro per le emergenze sanitarie sta al momento stilando una lista delle persone che potrebbero essere entrate a contatto con l'infermiera, come è già avvenuto con il marito di quest'ultima, che rimarrà in quarantena per i 21 giorni durante i quali si possono manifestare i sintomi dell'Ebola.

La Commissione europea chiede spiegazioni

La Commissione ha chiesto al governo spagnolo spiegazioni riguardo il sistema di sicurezza sanitaria del paese che sembrerebbe aver presentato una falla imperdonabile.

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