Il presidente turco Erdogan comunica che Kobane, la città siriana al confine con la Turchia, sta per cadere definitivamente nelle mani delle forze dello Stato Islamico e già sono state avvistate le prime bandiere nere dell'Isis sulle colline della città. Si rende quindi necessario, secondo il presidente, un intervento di terra per affrontare in modo decisivo gli jihadisti dell'Isis. Non è stato ancora chiarito se la nuova strategia consisterà nell'invio di 10.000 soldati e far avanzare le decine di carri armati attualmente schierati a difesa del confine oppure se chiedere supporto alla colazione internazionale guidata dagli Stati Uniti.
Diventa necessario cambiare strategia, visto che i raid aerei dei giorni scorsi si sono rivelati inutili o comunque poco efficaci in questa area geografica. Non hanno aiutato le forze autonome curde e non hanno nemmeno rallentato l'avanzata dello Stato Islamico. Non mancano le proteste a Istanbul dei cittadini che chiedono al governo turco di dimostrare meno passività di fronte all'avanzata dell'Isis. Intanto, i miliziani dell'Isis proseguono la loro inesorabile avanzata, conquistando altri tre quartieri nella zona orientale e combattendo violentemente casa per casa e nelle strade della città. Ormai da tre settimane Kobane è sotto assedio da parte dei jihadisti che hanno fatto il loro ingresso da sud-ovest e che, poco a poco, stanno conquistando edifici e postazioni strategiche.
Si avvalgono di artiglieria pesante e mortai e oltre 2mila curdi siriani sono stati evacuati dalla città e, secondo alcune stime, circa 180mila persone sono state costrette a fuggire e hanno trovato rifugio in Turchia. L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha riportato che hanno già preso il controllo di tre quartieri: la zona industriale, Maqtala al-Jadida e Kani Arabane e sono in fase di attacco di alcune aree a nord e ad est. La stessa fonte conta circa 400 morti negli ultimi 20 giorni di duri combattimenti, tra cui miliziani dell'Isis, della protezione del popolo curdo (Ypg) e anche civili.