Il caso Elena Ceste è in attesa di una svolta dai risultati delle analisi sul cadavere ritrovato più di due settimane fa. Le attenzioni degli inquirenti, nel frattempo, si stanno concentrando su alcuni particolari riguardanti gli spostamenti del marito di Elena Ceste, Michele Buoninconti e su alcuni oggetti ritrovati vicino al cadavere ritrovato nel canale. Ma è proprio dagli spostamenti di Michele, dal suo comportamento manifestato nei momenti della scomparsa della moglie lo scorso 24 gennaio 2014 che derivano almeno 7 elementi che sembrerebbero scagionarlo, sempre ammesso che la donna sia stata uccisa. A tal proposito, Michele è l'unico indagato e il suo capo d'imputazione è cambiato da istigazione al suicidio, ad omicidio volontario e occultamento del cadavere, proprio dopo il ritrovamento del corpo.

Ma è un atto dovuto per fare in modo che il marito possa difendersi.

Caso Ceste, i 7 elementi che scagionano il marito Michele

Innanzitutto i tempi che sembrano andare a favore di Michele: alle 8.15 del 24 gennaio Elena Ceste è viva perché una vicina la vede nel suo giardino di casa. La sua testimonianza è risultata certa. Prima ha fatto colazione e l'hanno confermato i 4 figli. Il marito Michele sostiene di essere stato fuori dalle 8.10 alle 8.35 e alle 8.40 già telefona a una vicina per chiedere di sua moglie. E dopo pochi minuti un'altra vicina di casa, Marilena, è entrata in casa perché sollecitata a cercare Elena Ceste: i tempi sono troppo stretti per un omicidio e un occultamento.

Del delitto non vi è traccia a casa di Michele ed Elena Ceste: i Ris non hanno trovato alcunché.

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L'ipotesi dello strangolamento che si è stata avanzata in questa settimana potrebbe non essere provata: del collo non è rimasto quasi nulla, si potrebbe al massimo stabilire se Elena Ceste sia stata colpita con un corpo contundente alla testa.

Se si fosse trattato di omicidio, chi l'ha compiuto è un professionista ed uno molto pratico della zona: quel canale per anni non è stato ripulito e l'eventuale assassino lo sapeva. Ma per occultare con tanta precisione il corpo lì dove è stato ritrovato (coperto da fango e, addirittura, dalla vegetazione), l'assassino ha avuto bisogno di parecchio tempo: Michele era controllato a vista, sembra davvero improbabile che l'uomo abbia usato quei pochi minuti per fare un'operazione così complessa senza che nessuno se ne fosse accorto.

E poi, è possibile che nessuno abbia visto Michele fare queste operazioni, pur ipotizzando che Michele abbia avuto più tempo a disposizione e cioè dalle 8.40 alle 10, orario in cui va a casa dei suoceri ad accendere il riscaldamento? Sembra davvero improbabile.

Inoltre, il trasporto del corpo dovrebbe essere avvenuto con un'auto: sia quella di Michele che quella di Elena Ceste sono state analizzate dai Ris, ma non è stata trovata alcuna traccia biologica.

Infine, i vestiti ritrovati da Michele. Su quei vestiti c'erano tracce di Elena Ceste che potrebbe essersi cambiata. E poi, quegli abiti trovati nel giardino potrebbero significare un gesto di abbandono. Magari per incontrare un'altra persona, ma l'appuntamento si è concluso tragicamente. Non lo si può escludere.