Dopo due anni potrebbe esserci una svolta nella storia di Federica Mangiapelo. Il fidanzato, Marco Di Muro, è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario. Il corpo della ragazza è stato trovato sul lago Bracciano alle prime ore dell'alba l'1 novembre 2012. Secondo il pm, il fidanzato l'avrebbe affogata dopo un litigio.

Le prove sull'omicidio - La prova che accusa Marco Di Muro è la presenza di alghe d'acqua dolce sia sul corpo della ragazza, sia sui pantaloni che indossava quella notte.

Non perdere gli ultimi aggiornamenti Segui il Canale Cronaca Nera

L'avvocato del padre della ragazza, Francesco Pizzorno, ha affermato: "Abbiamo sempre confidato nella giustizia. Non ci siamo mai arresi e con pazienza abbiamo aspettando la verità.

Ora attendiamo gli sviluppi sul processo e speriamo che si faccia luce sulla morte di Federica". È stato quindi il ritrovamento delle diatomee, una specie di alga, a confermare che la scomparsa della ragazza è stata una morte violenta. L'inchiesta, infatti, era quasi archiviata dalla procura perché convinta che la ragazza fosse morta per una malattia congenita. L'archiviazione fu respinta grazie all'intervento dell'avvocato della famiglia Mangiapelo, Andrea Rossi.

Parla anche lo zio della ragazza, Massimo Mangiapelo: "Dopo tanta attesa, finalmente sviluppi concreti. Un risultato importante. A questo punto bisogna andare avanti nell'accertamento della verità. Siamo di fronte a quella che potrebbe essere una svolta concreta. Sono passati due anni dalla morte di Federica, ora aspettiamo il processo".

I migliori video del giorno

Marco Di Muro ha sempre negato di averla uccisa, sostenendo di averla lasciata per strada dopo un litigio, la notte in cui l'avrebbe uccisa. Sono state alcune bugie del ragazzo ad inchiodarlo: chiese alla madre di lavare i vestiti sporchi perché gli sarebbero serviti per andare ad una festa e fece scomparire le scarpe indossate quella sera. Adesso Marco Di Muro si trova nella caserma dei carabinieri della compagnia Roma Cassia per l'ordinanza, emessa dal Tribunale di Civitavecchia, di custodia cautelare domiciliare per omicidio volontario aggravato.