La linea Torino-Lione, opera attualmente in costruzione e causa di forti tensioni politiche e sociali, ha una storia recente ma intensa. Il tutto ha inizio nel 1994 quando, con un progetto congiunto di Ferrovie dello Stato ed SNCF, chiamato "Alpetunnel-GEIE", si studiarono fattibilità e tracciati.

La prima ipotesi prevedeva la realizzazione di una linea ad alta velocità alternativa a quella del Frejus, ma le stime del traffico passeggeri non giustificavano la costruzione di un'infrastruttura dedicata.

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Scartata l'idea di una linea alternativa, venne presa in considerazione l'ipotesi di una linea mista merci e passeggeri, giustificata dal rischio di una possibile saturazione dei valichi stradali.

Nel 1997 il traffico ferroviario di merci raggiunse un picco di 10 milioni di tonnellate trasportate.

Sulla base dei dati del 1997, Alpetunnel stimò il raggiungimento di 20 milioni di tonnellate trasportate nel 2010. Per questo, nel 2001, il governo francese e quello italiano, rappresentati rispettivamente da Gayssot e Bersani, siglarono l'Accordo di Torino che prevedeva il potenziamento della linea storia e l'avvio della progettazione del nuovo tunnel. Alpetunnel venne trasformata in "Lyon Turin Ferroviaire" e gli fu affidato l'incarico di definire tracciati e progetti.

Nel 2003-2004 vennero resi noti i primi progetti preliminari, dai quali emersero però rilevanti problemi progettuali e logistici. I lavori, avviati nel 2005 nella zona di Venaus sopra Susa, vennero presto bloccati dal Governo italiano a causa delle criticità evidenziate dai tecnici e dalle conseguenti proteste della popolazione che si conclusero in forti scontri con le forze dell'ordine.

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Nel 2006 venne quindi creato l'Osservatorio, incaricato di analizzare i dati di traffico sulla tratta e nel 2008, sulla base dei risultati scaturiti dalle analisi, venne proposto il progetto "F.A.R.E." (Ferrovie Alpine Ragionevoli ed Efficienti). Quest'ultimo propone la realizzazione di una più economica linea tradizionale e suggerisce i lavori partendo dalla tratta della città di Torino poiché - sempre secondo i dati dell'Osservatorio - sarebbe la prima a saturarsi. La proposta prevedeva che il tunnel Italia-Francia, se necessario, sarebbe stato realizzato soltanto in una seconda fase risalendo la val di Susa.