Dopo lo scandalo sugli appalti truccati per i campi Rom e la raccolta rifiuti di Mafia Capitale, ancora un episodio di corruzione a Roma è stato portato alla luce dall'operazione "Vitruvio", con la quale il Comando Unità speciali della Guardia di Finanza di Roma ha scoperto un diffuso sistema di corruzione negli uffici amministrativi della capitale. Le persone indagate sono 28, tra cui 10 funzionari pubblici, 13 imprenditori e 5 professionisti, ai quali il gip Anna Maria Gavoni ha contestato i reati di corruzione e concussione. Per 22 persone sono stati disposti gli arresti, 6 nel carcere di Regina Coeli e 16 sono ai domiciliari, mentre per altri 6 degli indagati è stato disposto l'obbligo di firma nel registro dei sorvegliati.

Corruzione a Roma: tangenti ai funzionari pubblici

L'inchiesta ha preso il via da alcuni episodi che vedevano coinvolti alcuni funzionari dell'Ispettorato edilizio del XIV Municipio di Roma, ma si è progressivamente allargata coinvolgendo l'ufficio tecnico del XIII Municipio ed il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spresal) dell'Asl Roma. Le indagini sono state condotte con pedinamenti e intercettazioni telefoniche che hanno portato alla scoperta della diffusa usanza di illeciti accordi, tra funzionari pubblici e imprenditori, per omettere controlli e favorire la concessione di permessi in cambio di tangenti. In sostanza, ogni volta che veniva aperto un cantiere, i funzionari che si recavano per controlli nei cantieri stessi, omettevano di rilevare eventuali abusi o favorivano il rilascio delle autorizzazioni per gli allacciamenti fognari.

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Il coinvolgimento dei funzionari della Asl è riconducibile alla mancata contestazione di irregolarità in relazione al rispetto delle norme sulla sicurezza negli ambienti di lavoro.

Corruzione a Roma: imprenditori costretti a pagare per lavorare

Il sistema scoperchiato dall'operazione "Vitruvio" è particolarmente grave non tanto per l'entità delle tangenti, che variavano tra i 1.000 e i 1.500 euro, quanto per la diffusione a macchia d'olio della pratica illegale che veniva considerata la "normalità" nei rapporti tra imprenditori e funzionari della pubblica amministrazione. In numerose intercettazioni, infatti, gli imprenditori si lamentavano di essere costretti a pagare per lavorare, a volte anche preventivamente per evitare controlli. Nell'indagine non risultano coinvolti politici, ma non si escludono ulteriori sviluppi, anche a seguito del materiale acquisito nelle oltre 40 perquisizioni effettuate dai finanzieri presso abitazioni ed uffici pubblici.