Massimo Bossetti, l'unico accusato di aver ucciso la piccola Yara Gambirasio, scrive una lettera di suo pugno dal carcere nel quale è detenuto dal 17 giugno 2014, invocando a gran voce la sua innocenza e chiedendo l'immediata scarcerazione. La lettera è stata resa pubblica dal suo avvocato, Claudio Salvagni, durante un'esclusiva trasmessa da 'La vita in diretta', nella quale si legge tutta la disperazione del carpentiere di Mapello: 'Chiedo a Dio come regalo per il 2015, la mia libertà, perché Dio ha visto e sa some sono andate le cose, io in questo caso non c'entro nulla'. Si tratta di dichiarazioni precise, che comunicano la sua assoluta innocenza e poi continua: 'Se Dio esiste veramente, perché non aiuta gli inquirenti a capire?'

Il muratore di 44 anni, accusato di aver seviziato e ucciso Yara Gambirasio, nella sua lettera ha anche precisato che lui il giorno del suo matrimonio, ha giurato di vivere accanto alla moglie in salute e malattia e non di marcire ingiustamente in un carcere. Lo scritto di Bossetti, viene reso pubblico pochi giorni dopo che la prova regina (DNA), utilizzata dall'accusa, è stata messa in discussione, molte ombre sono apparse sull'esame di laboratorio originario, con il quale la Procura ha proceduto al suo arresto.

A mettere in dubbio l'esame del DNA, era stato lo stesso legale di Bossetti, il quale durante la trasmissione televisiva, Pomeriggio 5, condotta da Barbara D'Urso, aveva contestato la perizia scritta nella quale secondo la difesa, emergeva che il DNA ritrovato sul corpo di Yara non è di Massimo Bossetti. Forse è stato proprio questo il motivo che ha spinto il carpentiere a scrivere la lettera, sottolineando con la penna, i tratti più importanti della sua dichiarazione. La Procura della Repubblica, continua ovviamente sulla sua linea accusatoria, smentendo categoricamente quanto dichiarato dall'avvocato Claudio Salvagni e confermando che quel DNA, appartiene in maniera inconfutabile al 44enne di Mapello. Nei prossimi giorni si avranno notizie più precise riguardo l'esame di laboratorio, che inchioda in carcere, per il momento il famoso 'Ignoto 1' corrispondente al nome di Massimo Giuseppe Bossetti.

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