Nelle prime ore di questa mattina i finanzieri del nucleo PT-Gico e i carabinieri del Ros di Reggio Calabria, assieme ai militari dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno eseguito un'ordinanza cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura distrettuale antimafia reggina, nei confronti di cinque persone indagate per il reato di scambio elettorale politico mafioso in concorso tra loro (artt.

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110 e 416 ter del codice penale). Tra i nomi dei sottoposti ad indagine spicca quello di Santi Zappalà, 56 anni, ex consigliere regionale della Regione Calabria per il PdL ed ex sindaco del comune di Bagnara Calabria. Gli altri quattro sono tutti affiliati della cosca Pelle.

I precedenti

L'ex consigliere calabrese era già stato tratto in arresto nel dicembre del 2010 quando era ancora in carica, con l'accusa di corruzione elettorale aggravata dalle modalità mafiose.

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Il processo si era concluso in primo grado con una condanna a quattro anni di reclusione, poi ridotta a due anni ed otto mesi dalla Corte di Appello di Reggio Calabria. Attualmente era in libertà dopo aver scontato la pena.

Lo scambio

Sotto la lente degli inquirenti gli accordi illeciti intercorsi tra la 'ndrina del paese di San Luca (RC)'Pelle', noti anche come 'Pelle Vottari', presenti anche a Milano ed attivi nel traffico di stupefacenti con la Colombia, e l'ex consigliere il quale avrebbe richiesto sostegno elettorale in occasione delle elezioni regionali del 2010.

Durante lo svolgimento dell'operazione denominata 'Reale 6', sono stati raccolti risultanze documentali che dimostrano l'avvenuto pagamento di ingenti somme di denaro in cambio dei voti garantiti allo Zappalà dalla cosca 'ndranghetista.

Le cifre

Infatti gli inquirenti hanno appurato che l'ex sindaco di Bagnara Calabria avrebbe messo a disposizione non solo dei Pelle ma anche di altre 'ndrine una cifra complessiva di 400 mila euro.

La somma sarebbe stata suddivisa come segue: 100 mila euro sarebbero andati ai Pelle a titolo di quota parte, in virtù di un accordo diretto preso dallo Zappalà con il boss della cosca, Giuseppe Pelle detto "Gambazza" e secondogenito del boss storico Antonio Pelle, con il quale inoltre venivano promesse altre utilità quali una corsia preferenziale a favore delle imprese di riferimento della cosca nel settore dei lavori pubblici ed il trasferimento in istituti penitenziari siti in Calabria di un altro vertice della 'ndrina Pelle, Salvatore Pelle.

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I restanti 300 mila euro sarebbero stati ripartiti tra le altre cosche dei "tre mandamenti" alle quali si era rivolto il politico.Le indagini sono ora orientate all'esatta identificazione della direzione finale presa dai soldi pagati dallo Zappalà alle diverse cosche della 'ndrangheta coinvolte nello scambio politico mafioso.

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