Ha sollevato moti di speranza il ritrovamento di un neonato tra le macerie di Kathmandu. Ha quattro mesi e, a quanto pare, tanta voglia di vivere e di dare forza a quanti, da giorni, lottano contro il tempo e la morte alla ricerca di un miracolo. Come il suo. Estratto vivo dalle macerie, dopo giorni di silenzio, a cavallo tra la vita e la morte. La foto del neonato ha fatto il giro del mondo in poche ore. E, intanto, si continua a scavare. A mani nude o con qualsiasi cosa possa essere di aiuto nel soccorrere persone possibilmente ancora vive.

La macchina dei soccorsi è internazionale. Giunta da tutto il mondo, ha diluito centinaia, forse migliaia, di volontari accorsi per aiutare le forze militari locali.

Tuttavia, i bilanci non sono confortanti. E le cifre delle morti e dei dispersi sembrano impazzite e cambiano con la stessa velocità con cui il Terremoto se le è portate via. 5.300 le vittime, 8 mila i feriti. Sebbene stime forse più realistiche parlino persino di 10 mila morti e un milione i bambini rimasti senza genitori o bisognosi di cure.

Nel frattempo, i geologi non stanno a guardare. I ricercatori dell'IREA (Rilevamento Elettromagnetico dell'Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche) stanno analizzando i fenomeni sismici, purtroppo, ancora in atto e gli effetti che rimarranno cicatrizzati sul suolo dopo il terremoto di magnitudo 7.8 dello scorso 25 aprile. In loro aiuto, i dati forniti dal satellite di nuova generazione Sentinel-1A del Programma Europeo Copernicus.

Grazie ad una interferometria differenziale, ovvero una tecnica per la misurazione dallo spazio degli spostamenti del terreno. Dalle immagini così rilevate è stato possibile constatare come il suolo si sia spostato di circa 3 centimetri, fino a produrre una deformazione di circa un metro. Questo spostamento è stata la terribile risposta della superficie terrestre alla dislocazione in profondità della faglia.

Paura che rimbalza dall'altra parte del pianeta. Il sisma del Nepal, infatti, fa temere ripercussioni in California. I geologi americani dello US Geological Survey ipotizzano un alto rischio di un possibile terremoto di magnitudo superiore a 8 anche in California, stato americano altamente sismico e in attesa da anni del fatidico Big One.

Ovviamente, non si vogliono far circolare inutili allarmismi, ma le cifre non lasciano presupporre nulla di buono. Da 30 anni, infatti, nello stato americano non si registra un terremoto di magnitudo 8 o superiore. La probabilità quindi, secondo gli esperti, di una possibile ripercussione anche negli Stati Uniti occidentali è aumentata dal 4,7 al 7 per cento.

Qui, come noto, si trova la faglia di Sant'Andrea, proprio dove è situato lo stato californiano. Si tratta di una delle più grandi faglie prodotte dall'incontro di due placche tettoniche, quella Pacifica e quella del Nord America. Se, dunque, negli ultimi anni, i rilevamenti riguardo l'attività sismica sono stati relativamente bassi, la spinta prodotta dalle placche in costante movimento sulla faglia di Sant'Andrea potrebbero causare un inevitabile quanto potente terremoto.

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