Sono passati dieci lunghi anni da quando la piccola Matilda è misteriosamente deceduta per un trauma alla schiena e da allora ancora nessuno ha pagato per questo. Dieci anni di processi, tre gradi per la madre, Elena Romani ed un solo grado per l'allora compagno di lei, Antonio Cangialosi. Tutti assolti. E la Cassazione, pochi giorni fa ha stabilito che è tutto da rifare.

Matilda, 23 mesi, morta nel 2005 a Roasio, in provincia di Vercelli, per un trauma alla schiena. Pochi giorni fa la Cassazione ha accettato le istanze della madre, Elena Romani per la riapertura del caso contro Antonio Cangialosi, a quei tempi fidanzato di lei. La decisione della Suprema Corte getta un'ombra su un caso giudiziario lungo 10 anni. Sono stati celebrati 3 processi, effettuate numerose perizie con risultati discordanti. Resta il fatto che adesso si può procedere solo contro Antonio Cangialosi, in quanto Elena Romani è stata, a suo tempo assolta anche in Cassazione per non aver commesso il fatto.

Esultano ancora una volta i legali della Romani, Massironi e Scheda che reputano la riapertura del caso a carico di Cangialosi come una vittoria per la Giustizia.

La piccola Matilda, figlia di Elena Romani e di Simone Borin, morì il 2 luglio 2005. La madre ed il compagno, Antonio Cangialosi, hanno sempre raccontato versioni discordanti. L'uno contro l'altra. Raccontano, con una ricostruzione cronologica differente che, dopo aver pranzato a casa di vicini, erano ridiscesi nel proprio appartamento (Sent. Cass. 575/12) lasciando la piccola a dormire sul letto matrimoniale mentre loro si appartavano sul divano in salotto.

Colta da un attacco di vomito, l'ennesimo di una lunga serie attribuito dai medici ad uno stato di disagio psicosomatico, la piccola era stata lavata dalla madre e lasciata con il Cangialosi, mentre la Romani lavava e stendeva i panni sporcati da Matilda. Poi, improvvisamente l'uomo chiama la donna urlando, la piccola sta male, la chiamata al 118 e il dramma.

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In un primo momento i sanitari del 118 non si erano accorti, come emerge dalle carte processuali, che la piccola avesse avuto un trauma, attribuendo la morte a cause naturali. Fu proprio il Cangialosi, e questo è un aspetto che non torna agli investigatori, a sporgere denuncia e far procedere ad autopsia. Da lì la terribile verità.

A causare la morte della bambina di nemmeno due anni, secondo la prima perizia medico legale redatta dalla Dott. Roberto Testi, fu un trauma da compressione alla schiena che le procurò lo schiacciamento di rene e fegato su "una superficie compatta" (Cass. 575/2012). Ma chi fu a scagliare quel tremendo colpo, ancora non è stato stabilito. La Romani, fu subito indagata, e dopo quattro anni di processi, il 15 dicembre 2009 fu assolta in Appello con formula piena, confermata in Cassazione. Visto che i fatti attestavano che in casa erano presenti solo in tre, evidentemente si reputò che la piccola si fosse uccisa da sola. Le domande che restano sono tante. Ora il fascicolo sulla morte della piccola si riapre, alla ricerca di un responsabile per la tragica fine della bambina.