La morte sembra aver preso un comodo albergo nella città di Sirte (Libia). Ieri sera infatti le forze armate dell'Isis hanno ucciso, tramite decapitazione, 12 combattenti delle milizie salafite impegnate a cacciare via dalla città la minaccia jihadista. Successivamente, come riportato dall'agenzia libica Lana, i corpi sono stati crocifissi.

È lunga la lista delle uccisioni commesse dall'Isis

Solamente in questa settimana i jihadisti hanno saputo far parlare di se e della propria cieca crudeltà. Hanno ammazzato il leader salafita e noto predicatore locale Khaleb Ben Rjab, ucciso in uno scontro armato più di 45 civili nella zona del porto e trucidato circa 22 pazienti in seguito ad un'irruzione fatta nell'ospedale del quartiere 3, l'unico che non era sotto controllo dell'Isis.

Adesso infatti, come sostengono fonti locali, sembrerebbe che l'intera città di Sirte sia nelle mani dello Stato Islamico.

L'ira del premier libico Abdullah Al-Thinni

Il Libya Herald ha parlato di un conto di più di 100 morti nel giro di una settimana, mentre l'ambasciatore libico in Francia, Chibani Abuhamoid, ha parlato di 150-200 vittime. Cifre che sicuramente hanno fatto da base all'accusa che il premier libico Abdullah Al-Thinni ha mosso contro la comunità internazionale. L'ha tacciata infatti di mollezza e di ignorare le violenze e le uccisioni commesse dalle forze armate dello Stato Islamico a Sirte. Poi il dibattito è continuato sui social network dove, dalla pagina del governo, il premier ha accusato l'Isis di aver commesso un vero e proprio genocidio e ha criticato l'embargo che il consiglio di sicurezza dell'ONU ha varato e imposto sull'ingresso di armi in Libia.

I migliori video del giorno

Presa per vera, questa notizia lascia un po' di stucco. Ora è comprensibile come mai l'esercito libico non sia in grado di affrontare la minaccia jihadista. Oltre alla propria instabilità politica, la Libia è a corto di armi. Adesso si capisce perché i civili sono costretti a imbracciate le armi, ottenute probabilmente con il contrabbando, e ad affrontare da soli i miliziani dell'Isis. L'ONU riuscirà a tenersi sulla propria coscienza lo spargimento di questo sangue innocente