La tabella di marcia del Governo sulle unioni civili va avanti! Entro il 15 di ottobre Matteo Renzi conta di chiudere la partita. Un progetto decisamente ambizioso il suo, visto il muro contro muro che si è scatenato al Senato; ad irrigidire le posizioni ci si è messo anche il Parlamento europeo che nelle ultime ore ha invocato a gran voce nel nostro ed in altri otto Paesi una disciplina della relazioni omosessuali, che prenda in considerazione: coabitazione, unione di fatto registrate e (questione molto spinosa) il matrimonio. Una pressione, quella europea, che qualcuno ha definito indebita. Non è vincolante per il legislatore italiano ma rischia di rallentare un ipotetico processo di avvicinamento tra le parti, piuttosto che velocizzarlo.

Il nocciolo della questione

A Palazzo Madama le posizioni sembrano quanto mai lontane, almeno un migliaio di emendamenti di distanza! Ma ecco cosa prevede il Ddl e i punti che maggiormente accendono lo scontro: la velata comparazione al matrimonio delle unioni omosessuali, l'accesso alla reversibilità delle pensioni e soprattutto la possibilità per il partner di adottare il figlio naturale del proprio compagno. Punti sui quali sembra molto difficile trovare un intesa in così poco tempo. La mancata condivisione del testo non si esaurisce solo in un classico scontro tra maggioranza e opposizione, ma si estende anche all'interno del Governo con i malumori del Ncd e dei centristi che stanno conducendo una fiera battaglia parlamentare. 

Renzi manterrà le promesse?

A questo punto c'è chi lascia intendere che non ci siano margini di trattativa, chi chiede un rallentamento per ponderare meglio le scelte e chi invece come il premier vuole accelerare.

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Con la legge in mezzo al guado cosa deve fare dunque il nostro Paese? Mettersi al passo con il resto d' Europa o mantenere una posizione autonoma? Concedere alle coppie omosessuali i diritti richiesti o lasciarli esclusivamente a quelle unite in matrimonio? In questo fronteggiarsi senza risparmio di colpi, Matteo Renzi riuscirà entro il 15 di ottobre, come annunciato, a far votare la legge dal Senato o - come prevede la stessa relatrice del provvedimento Monica Cirinnà, quella data è impossibile da rispettare?