Ennesimo colpo di scena per quanto riguarda il caso di Guerrina Piscaglia, la cinquantenne di Cà Raffaello della quale non si ha più traccia dallo scorso 1 maggio 2014. Padre Gratien Alabi, il prete africano ritenuto dalla Procura il responsabile della scomparsa della donna, è stato rinviato a giudizio. A diffondere l'importante notizia è stato il "Corriere di Arezzo", il quotidiano che sta seguendo passo per passo gli sviluppi di questo delicatissimo caso. Ma vediamo tutti i dettagli delle ultime indiscrezioni su uno dei gialli che più ha catalizzato le attenzioni dei media.

Guerrina Piscaglia, Padre Gratien rinviato a giudizio: tutti i dettagli

Sono state ufficialmente chiuse le indagini sul caso di Guerrina Piscaglia: Padre Gratien Alabi, indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere, dovrà presentarsi davanti alla Corte d'Assise il 4 dicembre.

Lo ha deciso il gip Piergiorgio Ponticelli, che ha accolto l'istanza della Procura di Arezzo, la quale ritiene colpevole l'ex parroco di Cà Raffaello. Secondo le ultime indiscrezioni, riportate dal "Corriere di Arezzo", Padre Gratien Alabi avrebbe ancora una volta dichiarato di essere completamente innocente dopo avere appreso la notizia del rinvio a giudizio; è comunque molto probabile che il prete africano e il suo legale Francesco Zacheo optino per il rito abbreviato.

Padre Gratien Alabi si è sempre dichiarato innocente: a sostenerlo è stato anche il cugino Gaston, arrivato in Italia direttamente dal Congo. L'uomo è stato ospite dell'ultima puntata di "Pomeriggio Cinque" e ha affermato che in questi giorni starà molto vicino a Padre Gratien. Sono però numerosi gli indizi che inchioderebbero il religioso congolese: gli oltre quattromila messaggi (alcuni molto compromettenti) che Gratien si è scambiato con Guerrina Piscaglia, le contraddizioni emerse dalla sua versione dei fatti (in particolare i riferimenti allo zio Francesco, uomo che probabilmente non esiste) e soprattutto l'ultima intercettazione telefonica, nella quale il sacerdote confessa a Padre Silvano di avere fatto un grave errore.