Notizia di cronaca nera in Georgia per il ritorno del Boia che ha ripreso il suo triste 'lavoro' destinandolo alla 47enne Kelly Renne Gissendanner che dopo 18 anni di carcere le è stata tolta la vita per mezzo di una sentenza di morte decisa, nel 1997, dalla Corte Suprema. Le televisioni americane nelle immagini trasmesse in continuazione per ore hanno rivelato che la condanna è stata compiuta per mezzo di una iniezione letale. Malgrado i tre appelli presentati dai legali della donna e in ultimo il tentativo del Santo Padre per mezzo di "una lettera scritta dal nunzio apostolico Carlo Maria Viganò", lo Stato della Giorgia non ha avuto ripensamenti, lasciando così che il suo boia compisse l'orrenda missione di morte prevista intorno alle ore 19:00 americane; in quell'ora destinataria del far giustizia, da noi la 01:00, la maggior parte degli italiani dormiva tranquillamente nel buio della notte, e mentre si stava compiendo l'ultimo saluto alla vita da parte della condannata nel carcere della Jackson Country, si spegnevano le speranze di tutte le migliaia di persone che avevano firmato per ridarle la vita.

Perché una condanna così crudele

Kelly Renne Gissendanner è la prima vittima donna condannata alla pena di morte dopo 70 anni dall'ultimo evento nello Stato della Georgia, e malgrado molti Stati Americani abbiano abolito questa condanna commutandola in ergastolo a vita senza speranza di scarcerazione, la Georgia l'ha ripristinata nel 1976 e ne sostiene la scelta considerando una persona condannabile con la pena capitale per fatti di omicidio premeditato. Infatti la donna fu accusata di essere la mente e la complice mandante nell'uccisione del marito, nel 1997, da parte dell'amante clandestino Gregory Owen, come lei condannato all'ergastolo; ma si salverà grazie alle testimonianze rese contro Kelly Renne e uscirà dal carcere nell'anno 2023. Fino all'ultimo è stata la speranza della condannata a morte che aveva iniziato a sperare, rassicurata dall'intervento di Papa Francesco che nel Congresso Americano ribatteva nella convinzione del suo "no alla pena di morte", sostenendo tutti quelli che sono convinti che la giusta decisione non deve far smettere di sperare donando la possibilità di essere riabilitati in questa società che sembra non avere più ideali.

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