Due giorni fa, il 12 settembre, l’Ansa ha battuto una notizia passata quasi inosservata, ma che ottiene l’ingresso di diritto nella galleria degli orrori della malagiustizia in Italia. Si tratta del caso di Mirko Eros Felice Turco, 35 enne siciliano di Gela, condannato all’ergastolo e in carcere da innocente per ben undici anni, a seguito di una vicenda iniziata 17 anni fa e conclusasi solamente in questi giorni.

La vicenda

La vicenda di Turco è emblematica di tanti aspetti di una giustizia che in Italia risulta lenta e, nonostante questo o forse proprio per questo, foriera di incertezza e drammatici errori. Il giovane, all’epoca dei fatti poco più che adolescente, fu arrestato e condannato al carcere a vita per due omicidi: quello di un suo coetaneo, il sedicenne Fortunato Belladonna, anch’egli di Gela, quando Turco era diciassettenne, e quello del salumiere 67 enne Orazio Sciascio.

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Un piccolo caso Tortora

Una condanna pesantissima, ottenuta però non sulla base di indagini e prove granitiche, bensì attraverso il ricorso ai pentiti, ben sette, a cui è bastata un’accusa probabilmente concordata per garantirsi i benefici che si accompagnano alle collaborazioni.

Un piccolo caso Tortora, dunque, solo che per arrivare alla verità (almeno quella giudiziaria) si è dovuto aspettare fino a pochi giorni fa, quando la Corte d’Appello di Messina ha rigettato il ricorso che la procura generale aveva presentato per opporsi all’assoluzione ottenuta da Turco in sede di revisione del processo. Segnatamente, il ricorso riguardava il caso di Belladonna, mentre per l’omicidio Sciascio la posizione di Turco era già stata chiarita con un’assoluzione precedente.

Sovraffollamento non solo in carcere

Una brutta pagina, dunque, per una giustizia in Italia sovraffollata non solo nelle carceri, ma anche sulle scrivanie dei giudici, come ricordano ormai da anni i Radicali cui sembra dar retta – paradossi della storia – negli ultimi tempi più il Papa che non un “regime” sempre più autoreferenziale, che continua a negare l'esigenza di un'Amnistia accompagnata da riforme in grado di impedire un nuovo insorgere di criticità.

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La storia di Turco, "in nuce", contiene elementi critici per la giustizia come il ricorso eccessivo al pentitismo, quasi fosse oro colato, la custodia cautelare, i tempi lunghissimi (Turco aveva 17 anni quando tutto iniziò, oggi ne ha 35) che hanno costretto un innocente a circa undici anni di carcere e, non ultimo, il “fine pena mai” da molti considerato come una pena di morte lenta e occulta.