Prendetela come volete: potremmo non essere soli. E fin qui nulla di nuovo. Ciò che invece potrebbe far drizzare davvero le antenne (del SETI, Search for Extra-Terrestrial Intelligence, e non solo), proviene direttamente da un articolo firmato da 29 scienziati guidati dall’esimia Tabetha Boyajian dell’Università di Yale e fatta pervenire all’establishment scientifico l’11 settembre scorso: succede che il telescopio spaziale Kepler registri nel corso di anni ambigue variazioni della luminosità di una stella distante da noi circa 1.480 anni luce, sita nella costellazione del Cigno, grande una volta e mezza il nostro Sole e chiamata per comodità tutta astronomica KIC 8462852.

Bagliore anomalo

"Ambigue variazioni di luminosità" in questa stella non visibile ad occhio nudo e di classe F5 (cioè una nana bianco-gialla) significano mutamenti del suo sfavillio. In questo caso, mutamenti non spiegabili con alcuna ipotesi "scientificamente naturale" ad oggi conosciuta, fatta eccezione per un poco presumibile ed ancor più anomalo, data la sua età avanzata, sciame di comete. Nello specifico sono stati finora due gli eventi definiti "atipici": nel 2011 un calo di luminosità del 15%; nel 2013 una sequela di abbassamenti (picco massimo del 22%), che farebbero speculare su di una fantomatica serie di oggetti (misteriosi) davanti a lei. Già nel 2009, KIC 8462852 ha fatto registrare un precedente analogo. Naturalmente, alla prova del nove delle rilevazioni del 2015, Kepler è entrato in avaria parziale ed i dati tornaconto, almeno per il momento, non sono stati prodotti.

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Cantiere alieno in orbita lontana?

Ciò che invece è stato realizzato è il documento scaricabile al link "arxiv.org/pdf/1509.03622.pdf", in cui gli illustri scienziati di cui sopra, documentano i pro e i contro di queste anomalie: sono state escluse possibilità di presenze perturbanti di pianeti extrasolari, come pure l’irriverente esistenza di un immenso disco di polvere nell’orbita di KIC 8462852. E allora? Allora, scartata pure la possibilità di dati errati o difetti di Kepler, la sua luce potrebbe essere stata affievolita da "una nube di comete attratta in orbita da una stella migrante"; oppure, e qui bisognerebbe andarci coi piedi di piombo perché è ancora tutto da verificare, che il calo della sua luminosità possa essere dovuto a megastrutture di una civiltà aliena in fase di edificazione, "anche se si considera sempre che gli alieni siano l’ultima ipotesi", ha affermato l’astronomo Jason Wright della Penn State University, atteso a breve con un articolo sull’argomento.

Non è un caso che Wright, come d’altronde altri colleghi, ipotizzi che rilevare civiltà avanzate attraverso i loro prodotti tecnologici possa essere una soluzione per rispondere definitivamente alla domanda delle domande: siamo soli nel cosmo? L’idea di base è che più evoluta è la civiltà aliena, e più necessita di energia per sostenersi.

Quella di una stella potrebbe dunque essere il carburante ideale, sempre se un giorno si arrivi a dimostrarlo. Al momento, si sta coordinando il radiotelescopio VLA (Very Large Array) a supporto di Kepler. Se poi le "ulteriori indagini approfondite" porteranno alla conferma alieno-tecnologica di questa scoperta "molto strana", il nostro mondo forse cambierà, e i Media che hanno già dato risalto alla notizia come ad esempio Cnn, Die Welt, Le Monde e Daily Mail torneranno ad occuparsene. Mentre il New Scientist, che al momento appoggia la tesi della nube di comete, forse dedicherà uno speciale al Grande Evento. Noi intanto rimaniamo con gli occhi puntati ai telescopi.