Era pericoloso per il regime egiziano? Probabilmente no: Giulio Regeni era semplicemente finito in un 'gioco più grande di lui', nel 'club' di chi produce risultati accademici studiando direttamente sul campo. Embedded, un po' come si dice anche per i giornalisti in Guerra: ovvero con chi si studia e si racconta. Embedded, ovvero un osservatore partecipante che non si limita ad analizzare il contesto e le fonti aperte ma vuole di più. Ed infatti era questa la richiesta che gli era arrivata anche dall'Università presso la quale aveva iniziato il dottorato, Cambridge: portare avanti un'osservazione partecipata.

Una circostanza confermata anche alle parole della tutor di Regeni, Maha Abdelrahman, che, ascoltata dalla Procura di Roma, ha sottolineato come la forma della ricerca di Regeni fosse cambiata proprio dopo l'assemblea dell'11 dicembre.

La stessa assemblea dove Giulio sarebbe stato notato, fotografato e forse segnalato ai suoi futuri aguzzini. Eppure resta difficile immaginare che una sola foto abbia portato alla morte del ricercatore friulano.

'Creare sfere di dissidenza'

Abdelrahman, come scrive il quotidiano La Repubblica, non era l'unica tutor di Regeni a Cambridge. Il ricercatore friulano era seguito anche da una seconda tutor, Anne Alexander, con un profile sicuramente particolare e capace di attirare l'attenzione di chi tenta di reprimere ogni forma di dissenso. Infatti, come riporta il quotidano romano, l'ambito di ricerca della Alexander era (ed è) quanto meno particolare, dato che punta a indagare "l'uso delle piattaforme digitali e gli strumenti di mobilitazione in Rete nei movimenti per il cambiamento politico in Medio Oriente, al fine di creare sfere di dissidenza e nuove culture di attivismo".

Leggendo queste parole appare più chiaro anche il motive che potrebbe aver portato gli apparati egiziani a mostrare un certo interesse per le attività portate avanti da Regeni.

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E, soprattutto, dai report che avrebbe potuto scrivere, destinati a circolare non soltanto in ambito accademico, ma anche in altri contesti. Ed è questo che, negli ultimi tempi, avrebbe insinuato la paranoia nei servizi egiziani.

L'attenzione verso l'ambiente accademico

La conferma di questa particolare attenzione riservata all'ambiente accademico sarebbe confermata anche da Khaled Fahmy, professore di storia all'American University. Per Fahmy, infatti, "le autorità egiziane hanno da tempo le università come obiettivo. Perché sono ossessionate dalla disseminazione di informazioni sull'Egitto e dai luoghi in cui quelle informazioni sono prodotte. Soprattutto se si tratta di ricerche di studenti stranieri".

Purtroppo questo non è l'unico mistero ad avvolgere la dolorosa morte di Giulio Regeni. Ancora non si sa dove sia stato prelevato né tanto meno a che ora. E ancora una volta sono le incongruenze a diventare le tristi protagoniste di questa storia: in primis, le dichiarazioni del super testimone.

Davanti a questo scenario, la verità  e la giustizia sembrano allontanarsi sempre di più.