Pubblicità
Pubblicità

È finita con il rinvio a giudizio di 36 persone l'inchiesta per abuso d'ufficio relativa all'odissea giudiziaria dell'uomo che non riuscì a riscuotere la vincita al Totocalcio di circa un miliardo di lire nel lontano novembre 1982. Lo 'sfortunato' vincitore fu Martino Scialpi, un commerciante ambulante residente a Martina Franca (Ta), che adesso medita di prendersi le proprie rivincite contro chi non ha voluto riconoscere il proprio diritto a percepire il ricco bottino della vincita al Totocalcio.

Pubblicità

È stato un provvedimento del gip del Tribunale di Potenza, Michela Tiziana Petrocelli, a disporre l'udienza al 6 aprile, accogliendo la richiesta dell'accusa contro l'archiviazione del pm.

Fra i 36 indagati figurano diversi presidenti del Coni che hanno ricoperto la carica nel corso di 30 anni. Sottoposti ad indagine anche ben 11 magistrati dei tribunali di Bari, Taranto e Roma, nonché ufficiali della Guardia di Finanza e un dirigente dei Monopoli di Stato. Tra gli indagati a vario titolo figurano anche alcuni legali del foro di Roma e di Taranto e dell'Avvocatura dello Stato.

La sede giudiziaria competente chiamata a giudicare sulla controversia legale è stata fissata a Potenza perché ritenuta la sede giudiziaria competente ad indagare i magistrati che svolgono servizio presso la Corte di appello di Lecce, al quale appartiene la provincia di Taranto.

Ecco perché il Coni non pagò la vincita

Nonostante la schedina fosse stata dichiarata autentica, il Ministero delle Finanze e il Coni non hanno voluto mai ottemperare al pagamento della vincita, poichè sostengono che la matrice del tagliando vincente non è mai giunta all'archivio del Totocalcio.

Pubblicità
I migliori video del giorno

Scialpi, il vincitore del concorso a pronostico, ha depositato la propria denuncia il 29 maggio 2014, mentre si svolgerà il 27 ottobre l'udienza per la causa civile per adempimento contrattuale che si svolgerà presso il tribunale di Roma.

Inizialmente il giudice civile Federico Salvati sollecitò una conciliazione tra le parti, tenendo conto dell'obiettiva incertezza dell'esito della lite e delle contrastanti ordinanze emesse il 9 febbraio e il 14 marzo 2012, ma il Coni si è sempre rifiutato di addivenire a patti con lo sfortunato vincitore.