Il 10 giugno di 35 anni fa Alfredo Rampi, bambino di sei anni, cadeva in un pozzo artesiano in via Sant'Ireneo, in località Selvotta, una piccola frazione di campagna vicino a Frascati, situata lungo la via di Vermicino, che collega Roma sud a Frascati nord. Dopo quasi tre giorni di tentativi di salvataggio falliti, il bambino morì dentro il pozzo, a una profondità di sessanta metri. La vicenda ebbe la prima, grande, rilevanza mediatica, con una lunghissima diretta di oltre 18 ore della RAI.

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La caduta

Nel mese di giugno 1981 la famiglia Rampi stavano trascorrendo un periodo di riposo nella loro seconda casa di Frascati. La sera di mercoledì 10 giugno il signor Ferdinando uscì insieme a qualche amico e di Alfredo a fare una passeggiata, intorno alle 19.20 il piccolo chiede al padre di poter tornare da solo a casa attraverso i campi, che acconsentì ma giunto a casa, scoprì che il figlio non vi aveva ancora fatto ritorno. Non trovandolo nei dintorni, la famiglia avvisò le forze dell'ordine.

Alfredino, il pozzo e il coraggio dei volontari
Alfredino, il pozzo e il coraggio dei volontari

In particolare il brigadiere Serranti, a conoscenza di un pozzo pericoloso scavato di recente, e nonostante gli fosse stato detto che esso era coperto, pretese d'ispezionarlo. Fatta rimuovere la lamiera dall'imboccatura si sentirono provenire i flebili lamenti del bambino.

I soccorsi furono inutili

Si capì subito che il salvataggio sarebbe stato molto difficoltoso, la voragine presentava un'imboccatura larga solo 28 cm, una profondità di 80 metri e pareti irregolari piene di sporgenze e rientranze.

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Impossibile calarci dentro una persona. L'unica soluzione era scavare un tunnel parallelo, si cercò di realizzare subito questa ipotesi. Mentre i servizi ai telegiornali si susseguivano, una folla si era già radunata ai bordi del pozzo senza che nessuno lo impedisse. Alfredo parlava ai soccorritori, ma la sua voce era sempre più affaticata. Alle 16.30 del arrivo sul posto il Presidente della Repubblica Pertini, allora la RAI decise di trasmettere in diretta tutte le fasi del salvataggio.

Alle 19 il cunicolo orizzontale fu messo in comunicazione con quello del bambino, il problema era che Alfredo non era nelle vicinanza del foro aperto, l'unica possibilità era calare un volontario, il più minuto possibile. Arrivò Angelo Licheri che a mezzanotte scese fino a quota -60, riuscì ad avvicinarsi al bimbo e tentò di lanciargli l'imbracatura che per tre volte non si aprì.Tentò allora di prenderlo per le braccia, ma involontariamente gli spezzò un polso e Alfredo cadde ancora più in profondità. Dopo essere rimasto a testa in giù per 45 minuti, l'uomo dovette desistere e risalire in superficie senza il bambino.

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La morte

Alle 5 del mattino si fece calare Donato Caruso. Anch'egli senza successo, dopo il terzo tentativo, risalì in superficie dando la notizia della possibile morte di Alfredo Rampi. Il cadavere fu recuperato da una squadra di minatori l'undici luglio, 28 giorni dopo. Qualche mese dopo la morte del figlio, Franca Rampi, fondò l'associazione "Centro Alfredo Rampi" che da allora si occupa di formazione alla prevenzione e di educazione al rischio ambientale.

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Ormai accertato che nei soccorsi mancarono organizzazione e coordinamento, Pertini spinse di fatto alla nascita nella protezione civile per cercare di non commettere più errori simili.

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