Se fosse ancora in vita, oggi avrebbe 41 anni. Trentancinque anni fa tutta l'Italia seguì con il fiato sospeso la tragedia di un bambino di 6 anni, caduto accidentalmente in un pozzo artesiano. Era il 10 giugno del 1981. Tre giorni dopo Alfredino Rampi sarebbe morto, dopo 60 ore di agonia.

I tentativi di soccorso

Trentacinque anni fa, la sera del 10 giugno, il padre di Alfredino si presenta alla polizia: non ha più notizie del suo bambino.

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Poche ore dopo l'agghiacciante scoperta: il piccolo è caduto all'interno di un pozzo artesiano a Vermicino, frazione di Frascati. La notizia rimbalza subito su tutti i telegiornali ma con il trascorrere delle ore l'ansia della gente diventa disperazione perché liberarlo dall'abisso in cui è caduto non è per nulla facile. Alfredino si trova a circa 36 metri di profondità: ci provano i vigili del fuoco, arrivano tecnici e speleologi, si cerca di praticare altri fori nel terreno.

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Nel frattempo gli parlano, il bambino risponde ancora, tentano di tenerlo sveglio. Un volontario, Angelo Licheri, decide di calarsi nel pozzo e riesce ad avvicinarsi al bambino. Tenta di allacciargli l'imbracatura ma il tentativo fallisce. Prova a prenderlo tra le braccia ma, involontariamente, gli provoca la frattura di un polso. Dopo oltre 45 minuti è costretto a tornare in superficie.

La diretta più triste nella storia della Rai

Il tentativo di Angelo Licheri venne seguito da quasi 30 milioni di telespettatori in quella che, iniziata il 12 giugno, passa alla storia come la diretta televisiva più triste della storia della Rai.

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Cronaca Nera

Più passano le ore, più ci si rende conto che il bambino va verso la morte. Tra le tante persone giunte sul posto anche l'allora Capo dello Stato, Sandro Pertini, che tenta di rincuorare personalmente Alfredino. Tutto ciò che accade, purtroppo, mette in luce il fallimento totale dei mezzi di soccorso: confusi, impreparati, forse condizionati dall'avere addosso gli occhi di tutto il Paese. Il 13 giugno Alfredino muore, l'annuncio del decesso viene dato a reti unificate dal giornalista del Tg1, Massimo Valentini. La salma venne recuperata quasi un mese dopo, l'11 luglio 1981. Alfredino Rampi riposa da allora a Roma, al Cimitero del Verano.

Le indagini ed i sospetti

L'Italia è il Paese dei grandi misteri, talvolta sollevati anche quando la verità è sotto gli occhi di tutti. Nel momento del recupero, venne notata attorno al corpo una piccola imbracatura. Angelo Licheri sostenne di averla messa lui attorno al bambino durante il fallito tentativo di salvataggio ma la tesi venne contestata dai vigili del fuoco secondo i quali sarebbe mancato lo spazio, all'interno del pozzo artesiano, per avvolgerlo.

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Venne aperta un'inchiesta e si fece largo anche l'ipotesi che qualcuno avesse volontariamente calato il bambino, in quel momento in stato di incoscienza, all'interno della stretta apertura. Le indagini però si rivelarono infruttuose, nonostante i soliti "complottisti" parlassero addirittura di un incidente "premeditato" al fine di sviare le attenzioni dell'opinione pubblica da notizie di cronaca allora fresche e che avrebbero, negli anni a venire, segnato la storia del Paese come, ad esempio, la scoperta della Loggia segreta P2 i cui primi affiliati erano stati resi noti proprio in quei giorni.

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In realtà tutto lascia supporre ad un incidente in cui, però, non sono mai venute alle luce le responsabilità di coloro che avevano lasciato scoperta l'apertura del pozzo. Una tragica fatalità che negli anni non ha smesso di bersagliare la famiglia del piccolo Alfredino. L'anno scorso infatti il fratello minore, Riccardo Rampi, è morto a causa di un infarto che lo ha colto in una discoteca romana. Aveva 36 anni.

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