Roberto Bosco è un connazionale che da 20 anni vive a Dacca, in Bangladesh, dove ricopre il ruolo di manager per un'azienda, la StudioTex Limited, di proprietà di italiani che si è insediata nel paese colpito dall'attacco dell'ISIS. Tra le vittime italiane dell'attentato, ci sono suoi amici e colleghi, e se quel giorno, proprio nel momento in cui si consumava l'attacco, non fosse partito per tornare in patria per le vacanze, si sarebbe probabilmente trovato a quel tavolo di ristorante anche lui.

Sopravvissuto per pura fortuna

Nel momento in cui presunti miliziani dell'Isis hanno commesso la carneficina, era ancora in Bangladesh, e stava ultimando le operazioni di imbarco sul volo che lo ha riportato in Italia, insieme alla moglie, per le vacanze estive, coincidenti con i festeggiamenti per la fine del Ramadan, periodo in cui molti expat approfittano per tornare un paio di settimane nei paesi di origine.

Bosco nell'attentato ha perso amici e colleghi. "Cristian era il mio ex capo, oltre che un amico. Eravamo stati a cena insieme all'HoleyArtisan Bakery solo pochi giorni fa", racconta con la voce rotta dall'emozione. Almeno quattro vittime lavoravano nel suo stesso ufficio. E quasi tutti entro domenica sarebbero dovuti partire per trascorrere le ferie in Italia.

Perché hanno colpito l'HoleyArtisan Bakery

I terroristi hanno colpito questo locale perché è frequentato da clienti stranieri, che in una metropoli con una densità demografica elevatissima, che conta quasi 20 milioni di abitanti, vivono per lo più in quattro quartieri vicini al locale, ritenuti "vivibili" dagli occidentali, sia a livello di sicurezza, che di traffico automobilistico, che paralizza vaste aree della città.

"In quella zona ci conosciamo tutti", spiega il manager, che racconta di essere, insieme alla moglie, cliente fisso del locale, uno dei pochi della città dove sono ben accetti anche i cani. "Per i bengalesi possedere un animale domestico è un'infamia, e non è facile trovare locali accoglienti".

L'omicidio di Cesare Tavella ha cambiato le cose

Bosco racconta di come le cose, in Bangladesh, siano profondamente cambiate, un anno fa, dopo l'omicidio del cooperante italiano Cesare Tavella.

Tra gli stranieri che vivono a Daccasi è insinuata la paura. "Io ho cercato di continuare la mia vita normalmente, esco spesso e mi muovo in scooter", spiega l'uomo, "ma molti stranieri escono solo in auto, e unicamente per recarsi al lavoro". L'idea che prima o poi si fosse consumato un attentato, era molto diffusa.

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